In questo articolo valuteremo alcuni dei motivi principali che portano le persone a paragonarsi agli altri a causa di insicurezze che possono essere più o meno consapevoli.
Il bisogno di paragonarsi all’altro è un tipo di comportamento che le persone attuano in modo più o meno spontaneo per ottenere un feedback su di sé.
Generalmente, gli individui si confrontano con gli altri quando non sanno bene come comportarsi o devono valutare se quanto svolto sia corretto (per es. un nuovo lavoro, una mansione mai esperita prima, una situazione cambiata, ecc.).
Al contrario, per alcune persone, l’utilizzo del paragone serve principalmente a tentare di compensare le proprie insicurezze e a prendere decisioni su di sé e sui diversi aspetti della propria vita personale e lavorativa.
Di fatto, una persona insicura e che non crede abbastanza nelle proprie capacità (relazionali, lavorative, sociali, ecc.) tenderà a compararsi a soggetti che valuta come validi e vincenti per verificare e accertare il proprio valore.
La ricerca del confronto tenderà a perpetuarsi nel tempo perché difficilmente si riuscirà davvero ad aumentare la propria autostima paragonandosi agli altri. Soprattutto quando il paragone è disfunzionale e serve per colmare le proprie insicurezze.
Per questo motivo, ogni volta che il confronto sarà positivo il soggetto si sentirà gratificato, ma quello stato di compiacimento durerà ben poco perché la focalizzazione sulle proprie mancanze ricomincerà. Di fatto, ogni confronto positivo sarà poi ridimensionato a causa della bassa autostima e quindi per il fatto che il soggetto non crede davvero di avere delle risorse importanti. A questo punto, l’individuo avrà bisogno di continue conferme e quindi cercherà un successivo confronto.
Inoltre, spesso le persone con bassa autostima tendono a vedere i propri pregi e i risultati positivi raggiunti come fortuiti o comuni, dando invece una maggior rilevanza a tutto ciò che non riescono a fare o ad ottenere come vorrebbero.
Quando, invece, il confronto risulterà negativo allora la stima di sé si abbasserà ulteriormente e la persona cercherà di evitare le situazioni in cui non si sente valida come gli altri. È frequente una percezione di sé disequilibrata che mette sotto una lente di ingrandimento i propri limiti e rimpicciolisce o non focalizza affatto le proprie risorse.
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Motivazioni che portano le persone a confrontarsi con gli altri
Di seguito inserisco una lista delle motivazioni più frequenti che portano i soggetti a confrontarsi con gli altri per compensare e gestire, anche se in modo assolutamente disfunzionale, le proprie insicurezze.
È possibile che una persona possa ricercare il confronto a causa di una delle seguenti motivazioni ma anche per più motivazioni contemporaneamente.
- Per retaggio educativo
Si tratta di persone che hanno avuto un’educazione basata sul raffronto (voti a scuola, estetica, obiettivi raggiunti, ecc.). I modelli di riferimento erano generalmente fratelli, amici, vicini di casa, parenti o colleghi. Il paragone serviva a valutare la propria validità in base a quanto il soggetto riusciva ad eguagliare o a superare i pregi e/o i risultati dell’altro.
Questo tipo di educazione tende ad alimentare la convinzione di essere stimati soltanto o soprattutto se si raggiungono determinati obiettivi. Più le aspettative sono alte e difficili da raggiungere, o il soggetto le percepisce come tali, più si alimenteranno insicurezze e bassa autostima. Crescendo, la persona estenderà questa percezione a tutte le persone con cui interagisce, o soprattutto a quelle di maggior riferimento (professori, allenatori, dirigenti, ecc.), e tenderà a raffrontarsi con gli altri per valutare se è all’altezza della situazione.
B. Per feedback esterni sul proprio valore
La ricerca di un feedback che confermi il proprio valore, l’approvazione degli altri o la validazione sociale su di sé e/o sulle proprie scelte nasce da profonde insicurezze e dalla percezione di sé di non essere abbastanza.
Le persone insicure spesso non riconoscono pienamente il proprio valore se non viene confermato dagli altri e se non si sentono quindi accettate e considerate. In questo caso, il confronto diviene un vero e proprio metro di giudizio personale.
C. Per feedback esterni sulla propria vita
Alcuni soggetti tendono a paragonare la propria vita a quella degli altri per controllare se, per esempio, le proprie scelte, il proprio stile di vita, l’andamento della propria relazione sia giusto.
Avere “tutti” gli amici laureati o che stanno per farlo mentre il soggetto è fuori corso, può rappresentare un feedback negativo che, a suo avviso, dimostra quanto lui non sia abbastanza valido rispetto agli altri. È fondamentale sottolineare che il confronto non tiene conto di quegli amici, o altre persone in generale, che ancora non si sono laureati o che hanno lasciato l’università. La consapevolezza c’è ma si dà importanza soltanto a chi risulta più vincente.
D. Per senso di inferiorità
Le persone che si sentono inferiori tendono a confrontarsi continuamente o comunque molto spesso con gli altri, soprattutto con coloro che vedono come maggiormente performanti, utilizzando questi soggetti come metro di misura per le proprie abilità.
Ovviamente, il paragone tenderà ad essere più negativo che positivo e questo comporterà un continuo confronto per cercare nuove conferme. In molti casi, il senso di inferiorità sollecita l’invidia: più il modello di paragone sarà irraggiungibile e più la persona si sentirà inferiore e invidierà l’altro.
Il confronto può riguardare sia gli aspetti di personalità che di vita personale e lavorativa quindi il sentirsi meno interessanti o meno attraenti dell’altro, il percepirsi meno vincenti o meno performanti e così via.
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E. Per l’influenza dei social media
Molte persone scrollano spesso i diversi social e osservano tutto quello che viene postato: momenti di vita privata, vacanze, successi lavorativi, successi sentimentali e altro ancora. Nel farlo non sempre mettono un filtro valutando che si stratta di momenti della vita dell’altro che, a livello generale, può anche attraversare situazioni difficili che non rende pubbliche.
Non sono poche le persone, inoltre, che “edulcorano” tutto ciò che pubblicano per renderlo più accattivante, più eccezionale. Mi capita spesso di ascoltare alcuni pazienti che si lamentano della loro vita perché è molto meno intensa, bella e appagante di quanto leggono sui profili social di amici o conoscenti.
Tutto questo “meccanismo” non fa altro che autoalimentarsi: chi pubblica storie eccezionali continuerà a farlo e a nascondere le parti più cupe della sua vita; chi legge quelle storie rimarrà sempre più scontento di sé e della propria quotidianità.
Generalmente, le persone che hanno bisogno di leggere quanto postato sui social e di confrontarcisi lo fanno a causa di una certa curiosità stimolata dalle proprie insicurezze e/o insoddisfazioni. Nella maggior parte dei casi, però, le storie “idilliache” che leggono diventeranno un boomerang emotivo negativo perché aumenteranno la percezione delle loro mancanze
F. Per conformismo dato dalla paura del rifiuto sociale
Alcune persone credono che se non si conformano agli altri non verranno mai realmente accettate, considerate e volute bene. Soprattutto all’interno di un gruppo di amici, lavorativo o famigliare, tendono a comportarsi nelle modalità che percepiscono come quelle ottimali in base ai diversi paragoni che attuano.
Per esempio, se la percezione personale è che Claudia sia ben voluta da tutti perché è una persona buona e accondiscendente, aspetti che il soggetto non sta mostrando così generosamente, allora o dovrà cambiare il proprio modo di rapportarsi oppure, se non ci riesce, si convincerà che non sarà mai davvero amato e accettato dal gruppo.
G. Per mancanza di una personalità ben strutturata
Alcune persone credono che se non si conformano agli altri non verranno mai realmente accettate, considerate e volute bene. Soprattutto all’interno di un gruppo di amici, lavorativo o famigliare, tendono a comportarsi nelle modalità che percepiscono come quelle ottimali in base ai diversi paragoni che attuano. Per esempio, se la percezione personale è che Claudia sia ben voluta da tutti perché è una persona buona e accondiscendente, aspetti che il soggetto non sta mostrando così generosamente, allora o dovrà cambiare il proprio modo di rapportarsi oppure, se non ci riesce, si convincerà che non sarà mai davvero amato e accettato dal gruppo.
H. Per sentirsi i migliori
Alcuni soggetti tendono ad avere un carattere fortemente competitivo. In molti casi, il confrontarsi con gli altri e vincere quel paragone li aiuta a sentirsi e a palesare agli altri il fatto di essere migliori, più validi.
Il proprio valore dipende perciò da quanto il soggetto riesca a superare l’altro, non dai propri risultati personali a prescindere. Ancora una volta, sono gli altri a decretare il proprio valore e ad alimentare, in realtà, le proprie insicurezze.

