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Gli effetti psicologici del confronto sociale

gli effetti psicologici del confronto sociale

Diverse persone tendono a confrontarsi agli altri per avere un feedback su di sé o su ciò che hanno fatto, stanno facendo o faranno.

Che cosa sia il confronto sociale e perché le persone tendano ad attuarlo lo abbiamo già visto nei precedenti articoli:

Perché le persone insicure si confrontano continuamente

Il confronto sociale tossico

In questo articolo ci soffermeremo ad analizzare quali sono gli effetti psicologici sulla persona che tende a confrontarsi agli altri in modo costante o comunque frequentemente.

Di fatto, il paragonarsi spesso alle altre persone, o ad alcune in particolare, può influenzare negativamente il benessere psicologico dell’individuo con ripercussioni a livello cognitivo ed emotivo.

Alcuni effetti psicologici sollecitati dal confronto sociale

  1. Ripercussioni negative sull’autostima
    Paragonarsi continuamente all’altro porta il soggetto a focalizzare:
  • quello che non riesce a fare,
  • quello che non ha,
  • quello in cui l’altro riesce meglio,
  • quello che l’altro ha più di lui,
  • il negativo che l’altro non ha rispetto a lui,
  • il positivo che l’altro ha rispetto a lui.

In questo modo ci si abitua a percepire se stessi in base alle proprie mancanze e non in modo obiettivo valutando risorse e limiti e si produce, nel tempo, un abbassamento dei livelli di autostima.

Anche quando la persona percepisce di avere più dell’altro, ciò non basterà a far rialzare l’autostima poiché ci sarà sempre un successivo confronto meno soddisfacente o frustrante.  

B. Iper-riflessione ed elevati livelli di stress
Il paragonarsi spesso agli altri comporta un grosso dispendio di energie emotive e mentali. Il pensiero diventa logorante perché il paragone comporta spesso un feedback negativo verso chi lo attua

Il disagio che ne deriva e le pressioni emotive che il soggetto vive continuamente, a causa dei paragoni disfunzionali, porteranno a sviluppare elevati livelli di stress e l’iper-riflessione su pensieri negativi.

Inoltre, la persona può cercare di performare allo stesso modo dei soggetti di riferimento aumentando così i livelli di stress per le ulteriori energie psicofisiche che questo comportamento richiede, oltre alla frustrazione nel non riuscirci o nel non riuscirci come si vorrebbe.

In molti casi, più ci si sente mancanti e più si tende ad alzare l’asticella anche verso obiettivi molto complessi o irraggiungibili.

Diversamente è possibile che si abbandoni la possibilità di ottenere gli stessi risultati dell’altro ma con costi emotivi elevati per il senso di frustrazione e fallimento che questo comportamento di evitamento può far suscitare.

C. Sviluppo o aumento dell’ansia sociale
L’ansia sociale è uno stato di intenso e profondo malessere psicofisico che può diventare un vero e proprio disturbo. Il soggetto prova una forte e continua paura di essere osservato, giudicato o valutato in modo negativo dagli altri: sia dalle persone con cui sta interagendo e che conosce sia dalle persone che incontra o da cui viene visto ma non conosce.  

Quando una persona tende a confrontarsi frequentemente con gli altri è possibile che sviluppi un’ansia sociale per la paura del giudizio negativo e di risultare inadeguato. Più il soggetto si sente inferiore o giudicato negativamente, più aumenterà il disagio e il bisogno di approvazione.

D. Dipendenza dal giudizio degli altri
La persona non valuta i propri successi e il proprio valore in base al contatto con se stessa e a  feedback concreti, ma in base all’approvazione o meno che riceve dagli altri, soprattutto dalle persone che valuta come di riferimento.

In molti casi, il feedback negativo dell’altro si fonda su una percezione personale rispetto ad un comportamento o un atteggiamento tenuto dal proprio interlocutore. Ciò significa che in realtà la percezione avuta potrebbe essere inesatta, ma molto probabilmente il soggetto la interpreterà come realtà assoluta.

Per esempio: “A cena ho chiesto a Giorgio se nella sua azienda ci fosse possibilità di lavoro, sicuramente ho sbagliato a farlo in quel contesto perché ha risposto con poche parole che al momento non c’è questa possibilità e poi ha cambiato discorso. Non gli chiederò più niente per il lavoro, ho capito che non è contento che io lavori con lui, a quanto pare non ha una buona opinione di me!”

Come si può notare, il soggetto si è creato una sua interpretazione che vive come realtà assoluta e che risulta davvero frustrante per lui. Noi non sappiamo davvero le motivazioni del suo amico, potrebbe aver detto la verità e non amare parlare di lavoro a tavola o sentirsi in difficoltà nel non poter aiutare il suo amico disoccupato e quindi aver cambiato subito argomento. Di fatto, potrebbero esserci altre motivazioni e non possiamo fermarci alla prima impressione solo perché soddisfa la nostra idea di denigrazione da parte dell’altro.

È anche importante comprendere che la dipendenza dal giudizio degli altri porta la persona a fare scelte riguardanti la propria vita in base a ciò che valuta come potenzialmente più accettabile o maggiormente approvato dai soggetti di riferimento.

In questo modo, farà scelte non derivanti dai propri bisogni, desideri, esperienze e volontà ma dai bisogni, desideri, esperienze e volontà che suppone siano delle persone a cui fa riferimento. Ciò porterà a scelte sbagliate o insoddisfacenti e svilupperà sempre più un allontanamento dalla consapevolezza di sé e di quello che piace, appaga e rende felici tanto da non sapere più cosa si desideri veramente.

E. Perfezionismo eccessivo
Il continuo confronto sociale può portare la persona a crearsi degli standard elevati e spesso irraggiungibili per non sentirsi inferiore agli altri e venir maggiormente accettata e considerata.  Purtroppo, proprio perché il perfezionismo è spesso difficile da raggiungere e/o da mantenere, questo comportamento si rivelerà altamente frustrante e negativo verso l’opinione che il soggetto ha di sé e lo porterà a reiterarlo per la convinzione e il bisogno di sentirsi valido e considerato.

F. Difficoltà relazionali
Nel confronto la persona percepisce l’altro come superiore, come perfetto, e questo la può portare a provare invidia, frustrazione, ad entrare in competizione per sentirsi migliore e a dolersi dei successi altrui.

In altri casi, il soggetto si sente inferiore alle persone con cui si confronta e si sente a disagio quando interagisce con loro perché li percepisce molto più validi di lui.

Per questi motivi, la relazione con l’altro diventa difficile e penosa e il soggetto tenderà a non allacciare o a non riuscire a mantenere relazioni proficue e appaganti.

Si può sviluppare un isolamento sociale ed emotivo per cui si evitano le interazioni per non sentirsi giudicati o inferiori.

G. Percezione di fallimento personale
Il confrontarsi con gli altri può risultare molto frustrante per il soggetto perché non riesce a sentirsi ugualmente appagato, almeno per come percepisce lui la vita e l’appagamento dell’altro.  Ricordiamoci che spesso la valutazione verso i soggetti presi come riferimento si basa sulle proprie percezioni personali e può essere vissuta in modo assolutistico.

La percezione, vissuta come realtà, che gli altri abbiano vite più soddisfacenti e produttive può far provare al soggetto un senso di fallimento personale con la convinzione di aver sbagliato tutto o di non essere altrettanto valido come persona.

Purtroppo, ogni confronto e ogni valutazione sulle scelte e sul comportamento dell’altro ha ricadute negative importanti sulla percezione di sé e sulla propria autostima.

H. Livelli più elevati di vissuti emotivi negativi
Il continuo confronto spesso negativo può portare il soggetto a provare emozioni di disagio come ansia, tristezza, delusione, frustrazione, angoscia e impotenza che lo demotiveranno nell’agire in modo più proficuo per lui e gli faranno vedere la propria vita in modo sempre più disfunzionale.  

I. Pensiero fallace
L’abitudine al confronto con l’altro per valutare se stessi può portare il soggetto a vedere la realtà in modo alterato, distorto.

Di fatto, si tenderà a sopravvalutare le situazioni positive degli altri e a sottostimare le proprie. Un antico proverbio afferma: “L’erba del vicino è sempre più verde”.

Un esempio è dato dai social, molte persone credono a tutto quello che viene postato generalizzandolo. Vedere pubblicare momenti felici può dar l’idea che l’altro viva sempre situazioni positive. Questo può portare a trarre conclusioni circa la propria vita che non è sempre così positiva, o magari in quel periodo non lo è affatto, percependola e percependosi in modo ancora più negativo.

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Laura Pedrinelli Carrara

Laura Pedrinelli Carrara

Psicologa e psicoterapeuta con oltre vent’anni di esperienza. Aiuta le persone a ritrovare equilibrio e serenità interiore, affrontando ansia, rabbia, fobie e difficoltà relazionali con un approccio empatico e mirato. Specializzata anche in tecniche di ipnosi, accompagna chi desidera superare blocchi emotivi, migliorare l'autostima e riscoprire sé stesso.