Scopri un esercizio pratico per riconoscere, comprendere e ridurre la procrastinazione. Aumenta la consapevolezza delle cause e trova soluzioni concrete.
Questo esercizio è pensato per aiutarti a riconoscere e comprendere più a fondo il tuo rapporto con la procrastinazione, andando oltre il semplice “rimando” delle cose da fare.
Procrastinare non è solo una cattiva abitudine, ma spesso il segnale di emozioni, paure o convinzioni più profonde. Questo percorso ti aiuterà a portarle alla luce.
Attraverso alcune domande guidate, potrai aumentare la consapevolezza di quanto, quando e perché tendi a procrastinare, così da individuare strategie più efficaci per sbloccarti.
L’obiettivo dell’esercizio non è giudicarti, ma aiutarti a osservare i tuoi comportamenti in modo più obiettivo e costruttivo.
Comprendere le vere motivazioni che ti portano a rimandare è il primo passo per trasformare la procrastinazione in azione consapevole.
- Sviluppa maggior consapevolezza non soltanto sul fatto che tendi a procrastinare, ma anche su quanto spesso lo fai.
Prova a chiederti: Quante volte tendo a procrastinare in un mese: raramente, poco, a volte, spesso, sempre?
2. Cerca di approfondire ulteriormente per capire quali sono situazioni in cui lo fai più spesso.
Per esempio: ti capita più spesso nel lavoro oppure con gli amici oppure con il/la partner oppure in famiglia?
3. Prova a capire la motivazione reale alla base del perché tendi a procrastinare.
Per esempio: “Devo terminare di studiare quel libro entro la fine del mese perché poi dopo una settimana ho l’esame, ma non mi ci metto mai perché non ho voglia.” Quindi la motivazione reale è che non hai voglia.
4. A questo punto cerca di capire perché non hai voglia. Prova a formulare varie ipotesi, non fermarti alla prima che ti viene in mente.
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Per esempio:
- Perché la mansione che mi hanno dato al lavoro non mi piace.
- Perché temo di non riuscire ad avere un buon voto.
- Perché il responsabile non mi è simpatico o mi intimorisce/imbarazza.
- Perché alcuni miei compagni di corso si sono già laureati mentre io invece ancora no e questo mi toglie la volontà di proseguire.
- Perché non credo abbastanza in me stessa.
- Perché ho paura di lasciare il mio/la mia partner e rimanere da solo/a.
- Perché mi sento pressato dai miei genitori a dare gli esami con una certa frequenza.
- Altro ….
5. In base alle ipotesi che hai formulato, valuta quelle più significative e cerca di trovare una soluzione soppesando in modo più obiettivo la situazione.
Per esempio:
a) Perché la mansione che mi hanno dato al lavoro non mi piace =
Ogni lavoro è fatto di mansioni che possono risultare più ostiche o meno gradite. Valuta qual è la tua priorità se rimanere sull’insoddisfazione oppure darti da fare per riuscire a farti cambiare in qualche modo quella mansione oppure a trovare un’altra soluzione.
b) Perché temo di non riuscire ad avere un buon voto =
È davvero così funzionale bloccarmi nello studio per la paura di non avere un voto alto in tutti gli esami? Probabilmente sarà più utile per me laurearmi prima piuttosto che rischiare di fermarmi o di rallentare troppo.
c) Perché il responsabile non mi è simpatico o mi intimorisce/imbarazza =
Il mio obiettivo è lavorare, il responsabile non fa parte della mia vita, se il suo comportamento mi reca un danno posso valutare di chiarire la situazione con lui, di farmi trasferire oppure di valutare altre soluzioni. Posso anche trovare un modo per interagire senza sentirmi così frustrata.
d) Perché alcuni miei compagni di corso si sono già laureati mentre io invece ancora no e questo mi toglie la volontà di proseguire =
Laurearsi in fretta o coi giusti tempi non è indice di carriera professionale brillante. Molti studenti laureati con lode fanno un altro lavoro o non hanno fatto una giusta carriera. Anche se mi laureo dopo i miei amici posso avere una vita lavorativa più produttiva.
e) Perché non credo abbastanza in me stessa =
Allora è il momento che inizio a lavorare per migliorare la mia autostima dato che questa mia insicurezza mi sta ostacolando.
f) Perché ho paura di lasciare il mio/la mia partner e rimanere da solo/a.
Le paure mi stanno bloccando, è molto importante che cerco di superarle.
g) Perché mi sento pressato dai miei genitori a dare gli esami con una certa frequenza.
È davvero una pressione quella che stanno facendo i miei genitori oppure sono io che la vivo come tale? E se anche mi stanno facendo davvero pressione, sono sempre io che scelgo se studiare o no. Il non farlo è qualcosa che danneggia primariamente me stessa facendomi reagire in modo negativo invece che produttivo.
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