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Il vissuto psicologico del paziente cardiologico

vissuto psicologico del paziente cardiologico

In un convegno di psicocardiologia è emerso che, generalmente, le persone che hanno avuto un infarto stanno cercando di riempire un vuoto psicologico difficile però da colmare.

In pazienti con cardiopatia ischemica sembra ci sia una eccessiva ricerca di autonomia all’interno di un contesto famigliare in cui si sono sviluppati legami talmente stretti da comportare l’incapacità di creare una effettiva separazione psicologica.

Alla base,  ci sarebbe un vissuto di rabbia non espressa e di frustrazione oltre a esperienze di separazione e perdita che inciderebbero notevolmente sullo sviluppo e/o il mantenimento di un tono dell’umore depresso.

Uno studio di Dowiakoski e Luminet indica come aspetti psicologici importanti il bisogno di essere amati non manifestato, una visione rigida di sé con la tendenza a voler somigliare ad un modello idealizzato e una aggressività repressa espressa a livello motorio.

Le reazioni comportamentali verso la malattia cardiocircolatoria

Le reazioni comportamentali verso la malattia cardiocircolatoria variano in base alla presenza o meno di sintomi evidenti, alla caratterialità del soggetto e alla storia clinica famigliare. Per esempio, il comportamento di evitamento si riscontra in pazienti che non si recano dal cardiologo con la scusa che tanto sanno già che gli verrà detto di smettere di fumare e di iniziare a mangiare in modo più sano. Alla base di questo comportamento ci sarebbe un procedimento psicologico difensivo che porta il soggetto ad evitare una situazione che vivrebbe come umiliante e frustrante.

Differente è il comportamento dei pazienti con tachicardia il cui sintomo li tiene continuamente in allerta e li motiva costantemente a sottoporsi alle visite mediche.

Riguardo ai meccanismi psicologici di difesa, Hackett e colleghi, e Wynn e Van Der Vaik (Jenkins 1976) hanno riscontrato un uso notevole della negazione e della rimozione nei pazienti con malattia cardiovascolare alla base delle scelte comportamentali.

Depressione e problemi cardiovascolari

La depressione, quando già presente,  può raddoppiare il rischio di sviluppare una malattia cardiaca coronarica. (Ford et al., 1998).

Per quanto riguarda, invece,  lo sviluppo della depressione in seguito all’insorgenza di problemi cardiovascolari, alcuni studi hanno osservato una frequenza fra il 17% e il 28% di depressione maggiore in pazienti coronaropatici (Rudish B, Nemeroff CB). La comparsa di un episodio depressivo entro 6  mesi o un anno dall’ictus sarebbe  un evento frequente.

Di fatto, sviluppare gravi problematiche cardiache comporta spesso una modifica del proprio stile di vita, vissuta spesso in modo negativo, sollecita angosce di morte e ridimensiona le aspettative del soggetto nei riguardi della sua qualità di vita.

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Laura Pedrinelli Carrara

Laura Pedrinelli Carrara

Psicologa e psicoterapeuta con oltre vent’anni di esperienza. Aiuta le persone a ritrovare equilibrio e serenità interiore, affrontando ansia, rabbia, fobie e difficoltà relazionali con un approccio empatico e mirato. Specializzata anche in tecniche di ipnosi, accompagna chi desidera superare blocchi emotivi, migliorare l'autostima e riscoprire sé stesso.