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Come limitare il pensiero critico distruttivo

Come limitare il pensiero critico distruttivo

A volte ci può capitare di osservare gli altri o noi stessi con un occhio fortemente critico convinti di interagire in modo opportuno: possiamo riderci su oppure far passare il nostro giudizio come un aiuto per l’altro o per noi stessi, in alcuni casi siamo convinti di dover dire la nostra opinione, spesso anche quando non ci è stato chiesto.

Confrontarsi con gli altri e con noi stessi è utile, ma soltanto se siamo davvero obiettivi, altrimenti anziché fornire un supporto a noi o all’altro attraverso una critica costruttiva rischiamo di verbalizzare soltanto un giudizio sbagliato e distruttivo, che demolisce invece di aiutare.

 

Ma ora vediamo qual è la differenza fra una critica costruttiva e una distruttiva.

 Differenza fra critica costruttiva e distruttiva

È fondamentale che abbiamo un occhio critico su di noi e sul mondo che ci circonda, non dobbiamo prendere ogni cosa passivamente.

Il problema sorge quando la critica non è obiettiva, ma si basa su credenze o pregiudizi perché non ci porta a crescere o ad aiutare a far crescere l’altro (sempre che voglia o abbisogni del nostro supporto).

Una critica che non si basa su fatti concreti, ma solo sulla opinione personale può essere costruttiva soltanto se valuta:

  • La differenza di personalità del soggetto che stiamo giudicando rispetto al modello con cui lo paragoniamo.
  • La differenza di bisogni di chi viene criticato (noi stessi o l’altro)
  • La situazione attuale che magari è diversa da quella avvenuta da chi ci sta criticando, sia per modalità sia per periodo in cui si è svolta (per es. se tre o dieci anni fa il consiglio era giusto, oggi non è detto che lo sia ancora o comunque non totalmente).

Anche l’utilizzo preponderante del pensiero critico va valutato bene, perché se è giusto avere uno sguardo concreto su quello che stiamo facendo è anche vero che bisogna valutare pure i risultati che otteniamo o che ottiene l’altro, le risorse.

Quando una critica è distruttiva

Spesso a rendere una critica distruttiva è il fatto che:

  • Non viene contemplata contemporaneamente la valutazione delle risorse.
  • Ci si sofferma soltanto sulle limitazioni o sui comportamenti disfunzionali.
  • Si individua il comportamento disfunzionale con la persona = “Hai fatto un errore” diventa “Non sei capace”.
  • Si valuta l’altro basandosi sulla propria personalità, ma ciò che va bene per noi può non essere giusto per l’altro.
  • Si valuta la situazione in base all’ipotetico giudizio degli altri. In questo caso, si crea una fallacia del pensiero; valutiamo gli altri come un’unica entità, in realtà non sono una persona sola ma tante e quindi hanno diversi pensieri che possono essere positivi, negativi, neutri o non averli affatto perché non è detto che a tutti gli altri importi di noi, come è giusto che sia, non ci siamo soltanto noi al mondo!

Di fatto, se mi abituo ad osservarmi o ad osservare l’altro in modo da focalizzarne i difetti senza dare uno spazio rilevante ai pregi, finirò per vedere l’altro o me stessa/o soltanto o soprattutto in base ai limiti.

Quello che ci aiuta a crescere non è soltanto il comprendere i nostri limiti per superarli, compensarli o accettarli, ma soprattutto il capire quali sono le nostre risorse da utilizzare per affrontare quei limiti e poterli vincere.

Quando una critica è costruttiva

Per questi motivi, la critica è costruttiva quando:

  • si basa su informazioni certe,
  • prende in considerazione le esigenze dell’altro,
  • valuta le differenze di necessità e di carattere fra le persone,
  • focalizza le risorse presenti che possono aiutare il soggetto a migliorare quella situazione,
  • non etichetta la persona inquadrando la difficoltà su un determinato comportamento come l’incapacità totale del soggetto, il suo fallimento. Per esempio, se mi arrabbio facilmente con i clienti perché non si fidano di quello che dico loro e mi tocca fare le cose due volte, non è detto che sono un’incapace o che lo siano loro. Posso valutare se la mia comunicazione può essere migliorata perché forse il mio messaggio non arriva come vorrei oppure posso cercare di capire perché mi arrabbio così facilmente, dato che faccio un lavoro in cui ci sta la presenza di clienti più ostici.

Come stimolare il pensiero critico costruttivo?

Se il nostro carattere, l’educazione che abbiamo avuto o determinate situazioni di vita ci hanno portato a vedere soprattutto ciò che manca piuttosto che valutare obiettivamente la situazione sarà difficile per noi cambiare atteggiamento, ma non impossibile e con la volontà possiamo migliorarci!

1. Iniziamo a porci delle domande e a non dare le nostre supposizioni come valore assoluto. Ogni volta che facciamo una affermazione negativa chiediamoci:

  • È così perché lo penso oppure perché ho dati certi?
  • Sto mettendo l’altro o me stesso in condizione di poter lavorare o esprimersi/mi in modo ottimale?
  • Sto valutando un’azione o la persona? Se sto valutando la persona, chi sono io per farlo? Se sto valutando me, perché mi focalizzo in modo così negativo?
  • Quali sono le risorse mie o della persona?
  • È possibile che ci siano più soluzioni?
  • È davvero così corretto valutare gli errori perché vanno sistemati senza dare il giusto peso alle risorse, a ciò che va bene, ai pregi del soggetto o ai miei?
  • È davvero così corretto aspettarsi sempre il peggio per essere pronto e non rimanere deluso oppure in questo modo focalizzo gli errori anziché le cose giuste da fare/dire?

2. Cambiamo atteggiamento con noi stessi e/o con l’altro, se pensiamo che arriverà l’errore, che siamo incapaci o che lo è l’altro, è possibile che il nostro modo di porci sarà sminuente, ostacolante, provocatorio anche se non ci accorgiamo e l’altro lo percepirà peggiorando le sue performance invece di migliorarle. Ciò vale anche per noi stessi, se ci autocritichiamo già prima di iniziare è come se ci sabotassimo perché ci mettiamo subito in difficoltà, ci inibiamo, mettiamo l’attenzione sui possibili sbagli anziché su quello che di corretto dobbiamo fare o dire.

Come reagire al pensiero critico distruttivo dell’altro?

Per difenderti dal giudizio negativo fine a se stesso e spesso ingiusto, puoi seguire alcune indicazioni.

  • Impara a discernere fra pensiero critico costruttivo e distruttivo. Se capisci che l’altro vuole solo demolirti (magari per carattere, non per cattiveria), sai anche che quel giudizio non ha valore, è solo uno strumento sbagliato.
  • Qualsiasi cosa ti dica l’altro ha il valore di 1 perché l’altro è una persona, ha un cervello, un modo di pensare, una storia personale, un sistema di valori personale. Nel 2020 nel mondo siamo stati 7 miliardi e 834 milioni di persone, anche se chi ti giudica è una persona importante per te, però il suo è sempre e solo un parere su miliardi.
  • Usa la critica per rafforzarti, non per abbatterti. Se quella persona ti giudica così aspramente vuol dire che o sta male con se stessa o ha un pessimo carattere/modo di esprimersi o ti teme.
  • Valuta lo scopo reale di chi ti parla. Se è un genitore, per esempio, che pensa di aiutarti mostrandoti in malo modo i tuoi limiti (ammesso che siano davvero tali e non una espressione diversa di comportamento che va ugualmente bene), comprendi che alla base c’è l’amore e il cercare anche se in modo sbagliato il tuo bene. Se invece la persona vuole soltanto sminuirti o metterti in difficoltà, allora non sarà soltanto il giudizio discutibile, ma anche il tuo rapporto con quella persona..
  • Accetta te stesso con pregi e difetti, perché vai bene così. Se qualche difetto non ti piace più puoi migliorarti, ma devi farlo per te, non perché sei convinto che gli altri ti giudicano negativamente. Per fare un esempio, la persona timida può vivere male la sua ritrosia, ma ci sono tanti individui che, al contrario, rimangono affascinati dai soggetti più riservati. La definizione di pregi e difetti è davvero tanto soggettiva!

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Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

laurapedrinelli@libero.it

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