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Il vissuto della sessualità nella persona con patologia organica grave

Si ringrazia vivamente l’artista Andrea Crostelli per aver gentilmente concesso la pubblicazione della sua opera per il mio articolo.

La sessualità è una forma di espressione di se stessi e di comunicazione dei propri affetti,  cioè dei sentimenti e delle emozioni. Essa comporta reazioni fisiche e psicologiche e proprio per questo motivo, a sua volta, risente dei vissuti fisici e psicologici già presenti.

Di fatto, una malattia organica grave, come per esempio quella oncologica, comporta determinate modificazioni fisiche e psichiche che svolgono un ruolo importante, a volte fondamentale, nell’influenzare i livelli di desiderio e le prestazioni sessuali.

L’influenza farmacologica: Ci sono farmaci che inibiscono essi stessi il desiderio sessuale (alcuni antidepressivi, chemioterapici, terapie ormonali, ecc), altri che possono avere effetti collaterali importanti sul comportamento erotico,  un caso tipico è dato da  reazioni dovute al medicinale come stomatiti o alitosi che spesso limitano l’atto affettuoso e spontaneo del bacio.

Altri effetti collaterali di alcune farmacoterapie possono riguardare, per esempio, una forte diminuzione della lubrificazione vaginale, situazione che non sempre è ben gestita attraverso l’uso di pomate vaginali specifiche e che può tradursi in dolore fisico durante l’atto sessuale. Tale circostanza crea aspettative di sofferenza che anticipano la successiva performance tanto da poter influire pesantemente e in modo negativo sul desiderio sessuale.

Anche sintomi indiretti, come l’inappetenza e quindi il forte calo ponderale, l’agitazione, l’affaticamento, possono tradursi in limitazioni fisiche o psicologiche; per esempio, il vedersi estremamente emaciati crea un disagio psicologico col proprio corpo e una difficoltà nel mostrarsi al partner e nel desiderarlo sessualmente, oltre al fatto che fisicamente si hanno molte  meno energie disponibili.

L’influenza della malattia stessa: a livello fisico, la stessa malattia può produrre sintomi non sempre completamente compensati con le terapie mediche, una dimostrazione è data dal dolore fisico; provare dolore è uno fra i più importanti deterrenti del desiderio sessuale, non importa dove lo si provi.  Quando si sente dolore non si pensa a null’altro e si cerca qualsiasi modo per ridurre quell’intensità.

Ci sono poi le implicazioni medico-chirurgiche, dirette o indirette, date dalla malattia. Quelle dirette riguardano per esempio, interventi chirurgici al pene o alla prostata o la mastectomia. Dove la persona può avere importanti ripercussioni fisiche, come la mancanza di erezione o prettamente psicologiche  come il non volersi mostrare senza un seno e/o con la cicatrice.

A livello indiretto, alcuni tipi di interventi chirurgici anche se non concernono gli  organi sessuali influenzano ugualmente la sessualità. Ci sono persone che hanno subito una stomia intestinale (a causa di un tumore, di una malattia infiammatoria intestinale, di un trauma o di una malattia congenita) e per un periodo o per sempre, portano aderente al corpo un sacchetto in cui convoglia il materiale fecale. In queste circostanze, l’atto sessuale può risentire sia del vissuto psicologico dell’individuo circa la sua nuova situazione fisica sia di rumori e odori che avvengono automaticamente perché non più gestiti dal soggetto.

Il vissuto psicologico: già solo il fatto di avere una patologia organica grave è un presupposto per poter influenzare negativamente il desiderio sessuale. In una ricerca che feci, in alcuni ospedali marchigiani anni fa, scaturì la presenza di pazienti oncologici che si vergognavano di parlare con i sanitari di sessualità poiché avevano una malattia grave e quindi temevano di essere mal giudicati. Altri invece,  la maggioranza dei soggetti intervistati, avevano escluso momentaneamente il desiderio erotico, o almeno così affermavano, proprio perché in quel momento dovevano pensare solo a curarsi. Questi pazienti non si rendevano conto che la sessualità, quando è ben vissuta, è un atto importante per il nostro benessere fisico e psicologico.
Un aspetto rilevante è dato anche dalle implicazioni emotive della malattia, dove, accanto alle emozioni vissute in modo positivo perché riguardano, per esempio,  i miglioramenti nel benessere della persona,  il buon esito delle analisi ematiche e delle indagini diagnostiche, ci sono però anche vissuti negativi di ansia, angoscia, impotenza, incertezza, dolore psicologico, umore depresso e rabbia che mal influiscono sul desiderio sessuale.

In conclusione, è spesso difficile accantonare i vissuti psicofisici, che si provano quando si ha una patologia organica grave, lasciandosi andare al proprio bisogno di amare e di essere amati, ma quando l’individuo riesce a farlo si concede di esprimersi come persona, con una sua storia, con i propri sentimenti e la voglia di condividerli, con quindi le sue parti sane  e vitali che hanno tutto il diritto di emergere ed essere vissute.

Purtroppo, in molti casi, la persona ammalata riveste totalmente questo ruolo e per tutto il periodo della malattia o della sua fase acuta, limita notevolmente o evita di viversi in modo più attivo, anche quando è assolutamente possibile, la propria affettività.

Oltre ad un motivo culturale, cioè che fare l’amore è un comportamento legato al divertimento, alla gioventù o al concepimento, un altro possibile motivo è che, generalmente, tendiamo a identificare la sessualità con l’atto coitale, come se fuori da esso esistano soltanto le “semplici” carezze.

In realtà la sessualità è qualcosa di molto più articolato, non ci sono modalità specifiche in base all’età e non si può  ridurre il proprio erotismo solo ad una specifica mansione. A volte succede anche che con il tempo, nella coppia, si crei un certo appiattimento dell’attività sessuale e ci siano meno remore ad inibirla con l’avvento della malattia.

Come precedentemente ho affermato, la sessualità è molto importante per il nostro benessere fisico e psicologico quindi il cercare di migliorarla o di modellarla in base alle nostre esigenze fisiche, come per esempio nei casi di malattia, può aiutarci a stare meglio sia con noi stessi che con l’altro.

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