Contatta la Dott.ssa Pedrinelli Carrara 347.9471337

L’importanza di una buona relazione fra operatore e paziente

Troppo spesso, le persone ammalate rischiano di diventare solo numeri all’interno di sterili grafici e locuzioni forbite e/o comportamenti avulsi da qualsiasi riferimento alla personalità e alla propria unica e insostituibile umanità. In questi casi, il problema è dato proprio dalla mancanza di una giusta relazione fra operatori e pazienti.

Il vissuto professionale, in campo oncologico e non solo, mi ha portato ad effettuare incontri (colloqui, gruppi, affiancamento ai medici, accoglienza, ecc.) con le persone ammalate e i loro familiari, per quanto concerne tutto il percorso di diagnosi e cura.

Nei 10 anni di lavoro con i pazienti oncologici, ma anche con persone affette da altre patologie e anziani istituzionalizzati, mi capitava spesso di pensare di non sapere abbastanza, anzi avevo proprio l’impressione che più apprendevo e più coglievo nuovi aspetti; da qui l’esigenza maggiore di conoscere nuove modalità per migliorare sempre più la mia professionalità.

In altri casi, però, quando una paziente mi veniva a chiamare per rendermi partecipe di un esame clinico andato bene o quando mi incontrava per caso, fra i meandri dell’ospedale, e mi abbracciava con gioia chiamandomi per nome, ecco che allora mi rendevo conto che potevo studiare anche mille tecniche, tutte basilari e importantissime, ma che era la relazione l’aspetto principale.

 

L’IMPORTANZA DELL’INCONTRO E DELL’ASCOLTO

Borgna, nel suo splendido libro “Noi siamo un colloquio” ci fa comprendere come il parlare di qualcosa renda possibile l’incontro e quindi l’ascolto, che è il presupposto del parlare insieme.

Con le persone gravemente ammalate più che mai questa situazione è una realtà. L’importante è sempre calibrare i giusti strumenti per la persona che ci troviamo davanti ed avere ben chiari i contesti in cui operiamo. Ovviamente con tutti i nostri limiti.

Parlare insieme significa riconoscere al paziente la sua parte di persona sana, significa livellare la relazione. Nell’incontro fra due persone, in cui una ha bisogno delle cure da parte dell’altra, la relazione rende entrambi attivi.

 

IL METODO SOCRATICO NELLA RELAZIONE COL PAZIENTE

I miei maggiori insegnamenti di base li ho colti da un filosofo e da un pedagogista. Socrate mi ha insegnato a capire e accettare di non sapere la realtà del fenomeno per poterne arrivare alla conoscenza.

Sapere di non sapere è l’unico punto di partenza se si vuole comprendere la persona che abbiamo davanti, invece di rischiare di lavorare su supposte verità.

Il pensiero di questo filosofo mi ha anche fatto capire che, proprio per questo, la modalità migliore non consiste nel cercare delle risposte, nel valutare subito le possibili ipotesi, ma nel riuscire a porre e a porsi delle giuste domande.

Spesso il problema dell’operatore è proprio quello di saltare subito a facili conclusioni. Cercare al più presto la risposta per poter agire in modo pratico e veloce. Purtroppo, quando si lavora con le persone non sempre questa modalità è di aiuto, alcune volte ci fa interpretare in modo scorretto facendoci sbagliare il tipo di intervento.

Cercare di approfondire meglio partendo da una mente libera e aperta, evitando quindi pregiudizi, spesso ci aiuta a evitare errori e perdite di tempo.

 

IL METODO FROEBELIANO NELLA RELAZIONE COL PAZIENTE

Froebel mi ha fornito il concetto del prendersi cura dell’altro attraverso i suoi kinder Garten (Giardini d’infanzia).

Il metodo froebeliano consiste nel focalizzare il bambino come fosse una piantina che ha bisogno di essere accudita e protetta dalle intemperie, ma che, allo stesso tempo, deve essere lasciata crescere da sola, per sviluppare appieno le proprie risorse.

È importante capire quali siano i bisogni della piantina per poterla far crescere nel migliore dei modi.

In base a questo metodo, bisogna implicitamente imparare a non pensare per la piantina, ma ad “essere” quella piantina; oggi la chiamiamo empatia.

Se io mi rapporto verso il paziente pensando a come lui, col suo carattere, con la sua età, con la sua mentalità, con i suoi “acciacchi” vive quella situazione, avrò informazioni molto diverse rispetto al valutare la stessa situazione in base ai miei pensieri o a informazioni puramente teoriche. 

Anche il vissuto esperienziale può essere portatore di fraintendimenti.

Non tutte le persone sono uguali e lavorare sulla relazione basandosi soprattutto sull’esperienza può essere ingannevole e rendere maggiormente difficile la comprensione dei bisogni dell’altro.

 

 

LAVORARE SULLA RELAZIONE

Lavorare con persone ammalate di cancro o con altre patologie organiche gravi significa lavorare soprattutto sulla relazione.

Per una persona fisicamente e psicologicamente provata, che convive giornalmente con le angosce di sofferenza e di morte e con una tempesta emotiva dovuta, in alcuni casi, anche ai farmaci, anche una frase detta con freddezza può risultare dolorosa e umiliante.

Inoltre, molti studi hanno evidenziato come la relazione sia una parte della cura.

Un paziente che si sente ascoltato, considerato e riconosciuto nella sua dignità di persona:

  • Aderirà in modo maggiore alle terapie farmacologiche.
  • Sarà meno teso e arrabbiato e quindi più facilmente trattabile dal punto di vista colloquiale e dei trattamenti fisici (igiene, terapie, medicazioni).
  • Sarà meno stressato.
  • Faciliterà il lavoro mansionale degli operatore rendendo più veloce e efficace il loro intervento.

 

Bibliografia

BORGNA E. Noi siamo un colloquio Feltrinelli editore 2000 BUCCI S. Educazione dell’infanzia e pedagogia scientifica. Da Froebel a Montessori Bulzoni Editore 1990

PEDRINELLI CARRARA L. E-BOOK La conoscenza e la gestione delle emozioni del paziente del caregiver famigliare e dell’operatore Edito da Streetlib 2016

PEDRINELLI CARRARA L. libro Una mente attiva. Precorsi di stimolazione cognitiva per la terza età Ed. Erickson collana I Materiali. 2015

PEDRINELLI CARRARA L. libro Quattro passi per volersi bene: tecniche per migliorare il proprio benessere psicologico Edito da Streetlib 2015

PLATONE (a cura di Schoepflin M.) Apologia di Socrate Armando Editore 1997

 

Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

Se credi che questo articolo possa essere utile e vuoi contribuire alla sua diffusione, condividilo attraverso uno dei canali social presenti qui sotto!
Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
1.408 utenti hanno letto questo articolo

Lascia un commento

Presente su:

Idea Psicologo
Ordine degli Psicologi delle Marche

Contatti:

Senigallia (AN): Via Marche, 71
+(39) 347.9471337
scrivi una mail
P.IVA 02240300422
C.F. PDRLRA66P57I608R

Seguimi sui social:

Facebookgoogle_pluslinkedinyoutube