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Le angosce collegate all’immagine di sé nella donna operata al seno (con audio dell’articolo)

Le angosce collegate all’immagine di sé nella donna operata al seno (con audio dell'articolo)

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I sintomi portati dalle terapie e dagli interventi chirurgici al seno possono produrre variazioni all’aspetto fisico con conseguenze negative sull’immagine di sé.

Vedersi senza capelli e col volto più “sbattuto”, osservare la o le cicatrici che, in alcuni casi, appaiono nel seno a volte arreca un confronto con la percezione di se stesse angosciante.

Oggi molti interventi sono svolti con tagli invisibili, magari fatti attorno all’areola invece che di traverso nel fianco del seno. Le chemioterapie, non sempre sono necessarie, però può succedere di doverle fare e di accusare nausee, affaticamento, sudorazioni e altri sintomi che si rispecchiano su un volto e un corpo dall’aspetto non proprio florido.

Come reagire?

a) Apportare cambiamenti pratici

  • E’ importante non fermarsi a quell’impatto negativo, ma reagire attraverso l’utilizzo di trucchi estetici e un abbigliamento che migliori la propria immagine.
  • Anche l’alimentazione può aiutarci, con apporti come, per esempio, lo zenzero per contrastare le nausee.
  • Bisogna considerare che si sta attraversando un percorso difficile, ma possibile, e che una volta terminata la salita si potrà molto probabilmente vedere la discesa.

b) Concentrarsi su ciò che si è, non su come si appare

Essere fiera di se stessa, della propria femminilità, della propria forza nel reagire alla malattia, della propria determinatezza nel volersi curare e nel fare di tutto per vivere nel modo migliore, questo è l’approccio per scansare le angosce collegate all’immagine di sé.

E’ davvero basilare potersi dire:

Non sono un corpo

Non sono una malattia

Non sono un seno

Sono una donna

e lo sono per un insieme di aspetti importanti

che vanno dalla forza interiore,

al coraggio, alla dolcezza,

alla volontà e alla femminilità che è intrinseca in me.

c) Non autocommiserarsi e reagire

Siamo essere umani, i momenti di crisi, di dolore, di disperazione, di impotenza ci sono ed è lecito lasciarsi andare e viverli.

  • Non rimaniamo ferme sulle nostre paure, sulle angosce, su ciò che la malattia ci sta togliendo per piangere su noi stesse.
  • Sfoghiamoci con chi ci sa ascoltare, parliamo con una psicologa (in molti reparti oncologici o associazioni per le donne operate al seno ci sono professioniste preparate e disponibili gratuitamente). Lei ci aiuterà a comprendere ciò che ci sta accadendo e a capire come farvi fronte, oltre a trovare dei metodi per stare meglio a livello psicologico. Ci farà capire come parlare ai nostri figli e come interagire con gli altri e con noi stesse.
  • Parliamo con una amica così forte da saperci stare vicino e non arrabbiamoci per chi non riesce ad ascoltarci e scompare. Stiamo vivendo un momento della vita davvero difficile, siamo confuse, arrabbiate, impaurite, sofferenti, impotenti, tristi. Avere una persona cara vicino ci darà la forza per reagire, per andare avanti e fare tutto il percorso medico-chirurgico e terapeutico che ci aspetta.
  • Come naticipato, prendiamoci cura di noi stesse, dall’alimentazione, all’abbigliamento, al movimento fisico. Parliamone con il nostro medico, sentiamo un nutrizionista, andiamo da un’estetista. Alcune associazioni oncologiche mettono a disposizione bravissimi professionisti gratuitamente.
  • Non isoliamoci, cerchiamo di uscire con gli amici, di andare a teatro, di fare una passeggiata. A parte i momenti di spossatezza, ci saranno anche giornate in cui stiamo meglio. Non importa se abbiamo la forza di fare soltanto 300 metri, vorrà dire che faremo 150 metri all’andata e 150 al ritorno! Ovviamente, se stiamo facendo delle terapie, sentiamo il medico se è il caso di evitare gli orari più assolati o se dobbiamo prendere altre precauzioni.
  • Viviamo il presente, ma viviamolo davvero!! Ci stiamo curando e abbiamo buonissime possibilità di uscire da questa pesante malattia, ma se viviamo ogni giorno come un fardello, con l’ansia e lo strazio dei dubbi sul domani, allora non ci concediamo di vivere. Nessuno sa quanto tempo di vita avrà davanti, ma se lo passiamo nel dolore allora non viviamo, non godiamo delle piccole e grandi cose. Cerchiamo di prenderci i momenti belli, che andando avanti saranno sempre maggiori con il terminare delle cure, perché ci aiuteranno a sopportare con più forza quelli più disagevoli come l’intervento chirurgico, le terapie, la sintomatologia, le incertezze che proviamo continuamente sui risultati medici, sulla tolleranza, sulla reazione del nostro organismo e altro ancora.

Accettiamo le nostre fragilità e utilizziamo la nostra forza!!

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Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta, Ipnotista Ericksoniana
formata in psiconcologia
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it
laurapedrinelli@libero.it

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