Contatta la Dott.ssa Pedrinelli Carrara 347.9471337

Il grado di consapevolezza: quando il paziente o il famigliare tace la malattia

Generalmente questo aspetto psichico è poco trattato, la persona ammalata sceglie da sé, in base al tipo di rapporto che ha con i propri famigliari e alle esigenze intercorse, se e a chi comunicare il proprio reale stato di salute. In altri casi, il paziente può esserne all’oscuro e quindi sono i familiari che decidono se e quando riferire alla persona ammalata la reale diagnosi.

Oltre che soffermarci sui vari motivi che portano un individuo a scegliere di non comunicare tutte le informazioni in possesso circa la propria malattia ai familiari oppure circa la malattia del proprio parente, penso sia importante valutarne anche le caratteristiche contestuali e psicologiche.

Alla base della motivazione c’è un atteggiamento protettivo verso l’altro (ammalato o familiare che sia), ma le conseguenze di tale scelta sono spesso mal considerate o comprese.

Quando a tacere è il paziente

Una persona che si ammala gravemente ha vari motivi per tacere in tutto o in parte le notizie circa il suo stato di salute, alcuni di questi possono essere:

a) Non accetta egli stesso la diagnosi e il non dirlo agli altri rende meno presente e vera la possibilità di malattia o di morte (laddove il tipo di malattia sia legato a fantasmi o a concrete possibilità di morte).

b) Si preoccupa per i suoi familiari e quindi limita le informazioni allo stretto necessario per non allarmarli troppo, evitando così, a suo parere, di farli soffrire.

c) Teme che le sue scelte siano influenzate o vincolate dal parere dei propri cari, quindi evita di comunicare la verità circa il proprio stato di salute per poter decidere liberamente come, quando e da chi farsi curare.

d) È un modo per sentirsi potente in una situazione di forte senso di impotenza come quella data dalla malattia. Sentirsi di poter decidere qualcosa in un momento dove la malattia e i medici decidono per il proprio corpo aiuta l’individuo ad affrontare meglio la situazione, non sentendosi completamente in balia degli eventi, ma riuscendo così a gestire ancora qualcosa da sé, senza l’aiuto degli altri (medici e/o familiari).

Quando  a tacere è il paziente, si possono creare stati di ansia nel familiare perché comprende che qualcosa nella vita del proprio caro non sta andando bene, ma si sente impotente non avendo risposte reali a riguardo. In altre situazioni, il familiare si accorge solo quando ormai la situazione è inevitabilmente palese e, in questo caso, ci sono risvolti psicologici ancora più importanti poiché, per esempio, ha un minor tempo per accettare lo stato di malattia del proprio caro, se è una malattia terminale, oppure perché si sente non considerato.

Quando a tacere sono i familiari

Ci sono situazioni nelle quali da un semplice controllo si passa a dover effettuare varie indagini mediche per arrivare poi ad una diagnosi severa ed inaspettata. Solitamente la famiglia o i due partner, accolgono insieme la notizia e affrontano i successivi stadi di trattamento che si susseguono. Può accadere, però, che per vari motivi, il familiare più vicino all’ammalato decida di nascondergli la verità oppure di renderla meno severa. In base alle nuove normative di legge sul consenso informato, oggi è molto difficile che questo possa avvenire, non è però così raro che in casi particolari possa succedere.

Quali sono le motivazioni dei familiari? Alcune potrebbero essere queste:

a) Per proteggere il proprio caro ammalato, per evitare di farlo soffrire ulteriormente.

b) Per proteggerlo, ma in realtà si sta proteggendo se stessi da una realtà che non si vuole contattare. Non dire al proprio parente che ha una malattia importante significa a volte non riuscire ad affrontare la paura di perdere l’altro.

c) Perché si pensa che l’ammalato, per motivi di età o di problemi psicologici, non sia in grado di decidere in modo obiettivo. 

Che cosa comporta il tacere?

Succede spesso che non ci rendiamo conto che la realtà, nel nostro caso la presenza di una malattia severa, è molto più evidente di quanto noi pensiamo. Nel caso dei familiari, per esempio, tacere una realtà come quella del cancro è un atto spesso illusorio. Dato che il paziente dovrà frequentare reparti con un loro nome specifico apposto all’ingresso, come l’oncologia per esempio, e interagire con altri ammalati, molto difficilmente egli non comprenderà nulla, che poi lo comunichi questo è un altro aspetto.

Di fatto, succede spesso che il paziente abbia consapevolezza della malattia, ma senza una reale dimensione di gravità. Ciò può comportare stati depressivi o di ansia maggiori se l’individuo si crea la convinzione di essere inguaribile o di dover sopportare sofferenze elevate. Convinzione che non può esternare per non far comprendere ai propri cari di aver capito il reale tipo di malattia e che loro stanno tacendo. Questo vale anche quando il paziente è un bambino, ma per questo argomento è importante parlarne in modo specifico.

Se credi che questo articolo possa essere utile e vuoi contribuire alla sua diffusione, condividilo attraverso uno dei canali social presenti qui sotto!
Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
451 utenti hanno letto questo articolo

Lascia un commento

Presente su:

Idea Psicologo
Ordine degli Psicologi delle Marche

Contatti:

Senigallia (AN): Via Marche, 71
+(39) 347.9471337
scrivi una mail
P.IVA 02240300422
C.F. PDRLRA66P57I608R

Seguimi sui social:

Facebookgoogle_pluslinkedinyoutube