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Quando e perché ci sentiamo umiliati? (con audio dell’articolo)

Quando e perché ci sentiamo umiliati? (con audio dell'articolo)

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Il senso dell’umiliazione riguarda uno stato emotivo spiacevole che include la presenza, o il pensiero della possibile presenza, di almeno un altro soggetto che sta agendo in modo fortemente spiacevole contro di noi.

Questo significa che posso provare vergogna davanti a determinate persone, ma anche se sono sola nel momento in cui penso di trovarmi in quella situazione così tanto imbarazzante per me.

Sentirsi umiliati significa che qualcuno, ma anche più individui, sta attaccando la nostra dignità di persona attraverso messaggi diretti o indiretti che non possiamo o non riusciamo a gestire.

Le modalità di umiliazione diretta

Per modalità di umiliazione diretta si intendono tutti quegli atti o quelle parole che ci feriscono direttamente.

Alcuni esempi possono essere:

  • L’attacco esplicito. Si parla al soggetto con parole che lo feriscono e lo umiliano profondamente.
  • L’attacco implicito. La persona ci chiede informazioni su un argomento che sa essere per noi disagevole e di cui ci vergogniamo.
  • L’attacco subdolo. La battuta ironica svalutante fatta in un momento in cui il soggetto non può o non riesce a reagire.
  • La svalutazione. La persona che ci tratta con supponenza, come se davanti a sé avesse il nulla oppure parla di noi in modo da sminuirci. Nella coppia può succedere che durante un litigio si umili il/la partner criticando le sue performance sessuali o la sua non mascolinità/femminilità.
  • L’indifferenza e la non curanza. Per esempio, l’operatore sanitario che non tutela abbastanza la nostra privacy e intimità (un uomo dopo la visita dell’urologo si trovò a braghe calate davanti ad una porta lasciata aperta dal medico, che se ne stava andando, non curante che il paziente si stesse ancora rivestendo).

Le modalità di umiliazione indiretta

Le modalità di umiliazione indiretta riguardano quegli atteggiamenti e quei non detti che, proprio perché tali, feriscono la persona nella sua dignità.

Alcuni esempi sono :

  • La persona che accudisce l’altro in modo sbrigativo e impersonale verbalizzando la necessità di essere veloci e professionali, ma facendolo sentire “come un sacco di patate”. Soprattutto quando l’altro ha difficoltà, per età o deficit mentali o aspetti caratteriali, a reagire.
  • Tutti quegli sguardi pietosi o di sufficienza.

Perché ci sentiamo umiliati?

La possibilità di sentirsi umiliati e l’entità dell‘emozione che si prova dipendono:

  1. dalla personalità del soggetto che accusa la situazione,
  2. dal periodo storico in cui la persona si trova (è ammalato, si è separato, ha perso il lavoro, ecc.),
  3. dal fatto che in quel momento l’individuo sia solo o abbia qualcuno accanto.

Per quanto concerne il terzo punto, per alcuni soggetti trovarsi soli accentua l’umiliazione perché non si può venire protetti dal proprio caro o condividere con lui lo stato emotivo negativo che ne risulta.

Per altri ancora, la presenza di un proprio caro o conoscente peggiora l’entità dell’umiliazione, soprattutto se è un figlio minore.

Che cosa fare quando qualcuno ci umilia?

È bene valutare due aspetti principali:

  1. Se siamo in un momento di difficoltà e non abbiamo abbastanza energie per reagire (come per esempio le persone ammalate) oppure abbiamo un carattere mite che evita il contrasto.
  2. Se siamo nel pieno delle nostre forze psicofisiche.

Siamo in un momento di difficoltà e non abbiamo abbastanza energie o il carattere per reagire

In questo caso, se ci siamo sentiti umiliati è importante parlarne con una persona di fiducia, con cui ci possiamo sfogare. Al momento non abbiamo le forze per reagire, ma è bene liberarci di quel peso. Inoltre, l’altro potrebbe aiutarci a parlarne con chi di dovere.

Se dobbiamo incontrare nuovamente quella persona che ci ha umiliati, possiamo portare con noi un familiare o una persona amica in modo da limitare la possibilità di riessere umiliati.

Siamo nel pieno delle nostre forze psicofisiche

Se invece siamo nel pieno delle nostre forze, allora possiamo riflettere su quanto accaduto, magari confrontarci con una persona cara, e poi verbalizzare le nostre ragioni a chi ci ha umiliato.

A volte si può rispondere a tono anche usando, con tatto,  l’ironia, in modo da non provocare un conflitto, ma da rimandare in modo più lecito che non siamo lì a farci maltrattare.

Nei casi in cui non fosse possibile reagire perché abbiamo timore di rimetterci (per esempio, di perdere il lavoro o complicare la situazione) allora è bene trovare un amico con cui sfogarsi, cercando di capire se è possibile fare comunque qualcosa.


Il consiglio è quello di fare sempre qualcosa, anche fosse “solo” quella di sfogarsi con una persona di fiducia. Perché l’impotenza aggiunta all’umiliazione rende quella situazione un macigno deleterio per la persona, che rimane nello stomaco o nella gola e che inabissa psicologicamente.


Il carattere che subisce

Alcune persone non riescono a reagire quando vengono umiliate o vessate in qualche modo perché caratterialmente fanno fatica ad imporsi, a contrastare l’altro, ad andare contro l’altro.

Le motivazioni alla base possono essere molteplici: bassa autostima, paura di deludere l’altro, timore di non essere più accettato, educazione ricevuta o altro ancora.

E’ importante che il soggetto possa valutare la situazione e chiedersi se non sia il caso di cambiare qualcosa, di essere meno passivo nelle situazioni.

Può anche rispondersi che sta bene così, che non è il momento di cambiare. Se, invece, pensa che sia il caso di rimettersi in discussione per evitare che certe situazioni possano essere rivissute allo stesso modo, può essere il momento per un colloquio di consulenza con un professionista psicoterapeuta.

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Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

laurapedrinelli@libero.it

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