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Come ci influenzano le emozioni che non riconosciamo?

Come ci influenzano le emozioni che non riconosciamo?

Ebbene sì, sappiamo già che proviamo emozioni continuamente e che queste emozioni hanno un ruolo importante nei pensieri e nelle azioni della nostra vita, ma non sempre mettiamo in conto anche l’influenza dei vissuti emotivi racchiusi dentro le emozioni che contattiamo primariamente.

Emozioni come scatole cinesi

Quando ci capita di litigare con il nostro partner ,perché quando arriva tardi spesso non ci avverte, oppure quando siamo in ansia perché nostro figlio è appena uscito con la moto, noi sappiamo che stiamo provando rabbia nella prima situazione e ansia nella seconda.

Ciò che spesso non sappiamo è che in realtà le emozioni che contattiamo sono molte di più e tutte hanno un loro ruolo fondamentale nel comportamento che attueremo, nelle decisioni che prenderemo e nei pensieri in generale che ci faremo.

Di fatto, le emozioni si presentano sovente come scatole cinesi dove più entriamo dentro a quella emozione e più scopriamo che ce n’è pure un’altra, magari anche molto differente dalla prima.

Dalla rabbia alla paura al dolore

Nell’esempio del partner che non ci avverte quasi mai quando ritarda, noi possiamo (e sottolineo la probabilità poiché ognuno di noi ha una sua personalità e un tipo di rapporto col proprio compagno di vita) provare:

  • RABBIA perché, come al solito, non trova il tempo di inviarci un messaggio oppure lo fa, ma ritarda sempre.
  • PAURA che gli possa essere successo qualcosa oppure che si stia stancando di noi oppure che in realtà non ci ami così tanto.
  • GELOSIA perché iniziamo a pensare che stia frequentando un’altra persona.
  • ANSIA perché siamo preoccupati
  • TRISTEZZA perché la situazione oltre ad innervosirci ci abbassa il tono dell’umore.
  • DOLORE per la paura che possa essergli successo un incidente, per il fatto di non sentirsi abbastanza considerati, per la paura di non essere più amati o desiderati, ecc.

L’elenco appena stilato è soltanto un esempio di come all’interno dell’emozione della rabbia possano racchiudersi tante altre emozioni, alcune delle quali contattiamo mentre altre, magari, non ci accorgiamo di provarle oppure non le sentiamo così forti da poterci influenzare in qualche modo.

La stessa cosa vale per le altre emozioni, ognuna può racchiuderne diverse e non tutte sono così semplici da capire che cosa davvero stiamo provando.

L’importanza del contatto profondo con se stessi

Il bagaglio di emozioni che viviamo (emozione più, emozione meno, emozione uguale e emozione diversa) ci arriva inglobato con la rabbia che è l’emozione che contattiamo maggiormente e con la quale molte volte “ragioniamo”.

Per questo motivo, anche se l’emozione più forte è il dolore per la preoccupazione o il fatto di non sentirsi abbastanza considerati, ciò che noi comunicheremo al nostro partner al suo arrivo, nell’esempio citato,  sarà probabilmente una sonora “schiassata” oppure un mutismo di ripicca (o qualsiasi altra reazione data dalla rabbia).

Al contrario, se ci fossimo fermati a chiederci che cosa davvero ci stiamo vivendo, avremmo potuto contattare tutte le diverse emozioni capendo che, per esempio, il comportamento del nostro partner ci sta facendo sentire non considerate poiché sta rafforzando certe insicurezze che abbiamo su noi stesse.

Oppure, potremmo anche comprendere che la nostra reazione emotiva non è congrua con la situazione che, magari andrebbe presa diversamente.  Forse, è la nostra gelosia a farci montare la rabbia più del dovuto.

Un altro esempio ancora può riguardare la paura di perdere il partner che è talmente elevata da attivarci l’ansia anche quando potrebbe non essere il caso.

Quando l’emozione più esterna copre quella più profonda e vera

Un giorno una signora mi parlò di quanto le mancasse la figlia che era andata a studiare in una università distante circa 400 km.

La ragazza era presa dalla nuova esperienza e dagli studi, così non tornava a casa spesso o comunque non spesso quanto la madre avrebbe desiderato.

La madre, nel tempo, aveva accumulato tanto dolore per la distanza dalla figlia, per non averla più vicino a lei come prima, e quando la figlia le telefonò per dirle che sarebbe tornata per un po’ di giorni, la reazione della madre fu di grande rabbia.

Invece di contattare l’emozione retrostante di dolore e quindi affermarle di quanto fosse contenta di riuscire a rivederla visto che le mancava tantissimo, la signora si arrabbiò con lei dicendole che era ora che tornava a casa e tante altre parole di grande rabbia.

In pratica, la signora aveva covato così tanto dispiacere che si era riempita di rabbia. Per questo motivo,  invece di stare nel dolore e quindi poi nel sollievo per poter  rivedere presto la figlia, la signora continuava a provare  rabbia. Quando la ragazza (che comunque la contattava spesso per telefono) le aveva riferito di tornare a casa per un periodo, la mamma aveva reagito in modo aggressivo, scaricando contro la figlia tutta la tensione datale dalla rabbia provata nel tempo.

In una situazione del genere, alla persona che viene verbalmente aggredita difficilmente arriva il dolore, ma arriva soprattutto la rabbia e la non comprensione delle altrui necessità.

La figlia, probabilmente, si è vissuta una madre ansiosa che metteva il proprio egoismo davanti alle necessità della ragazza. Inoltre, questo  comportamento, non aiuta affatto alla comprensione del disagio materno, ma crina il rapporto e crea un comportamento fatto di doverizzazioni: “Devo tornare più spesso da mamma altrimenti si arrabbia”.

Se invece, la madre avesse contattato il proprio dolore, comprensibile per la lontananza della figlia, avrebbe potuto spiegarle per telefono la sua contentezza nel poterla rivedere a breve pur nella comprensione dei suoi  impegni universitari (altrimenti si fa leva sul dolore e si crea un ricatto implicito: Se stai troppo lontano io soffro).

Emozioni  non riconosciute: che fare?

Tutti abbiamo la capacità di contattare le nostre emozioni, solitamente lo facciamo, ma magari tendiamo a contattare sempre le stesse, per questo motivo possiamo allenarci per migliorare il nostro contatto emotivo.

Se miglioriamo il nostro contatto emotivo verso noi stessi lo miglioriamo anche verso gli altri. Ciò non significa amplificare l’intensità delle emozioni , ma capire maggiormente la diversità delle emozioni, la loro qualità.

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Comprendere meglio il nostro vissuto psicologico ci aiuta a portare la comunicazione con l’altro su un piano di confronto e ottimizzazione invece che su un piano di scontro e alterazione.
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Contattare le nostre emozioni nella loro completezza, significa riuscire a comunicare con se stessi e con l’altro nel modo più proficuo per tutti.

 Se so davvero che cosa provo allora potrò attuare scelte più giuste per me.

Se io, riprendendo l’esempio di prima, mi rendo conto che il mio partner è caratterialmente così e più mi arrabbio con lui più lui si sentirà oppresso e arriverà tardi, allora posso capire che possiamo trovare una soluzione.

Per prima cosa, capirò che non è la rabbia che devo contattare maggiormente, ma che devo ascoltare il dolore oppure la gelosia o la paura e poi potrò confrontarmi con lui con un approccio diverso.

Se al partner faccio comprendere il mio dolore invece che vomitargli la mia rabbia, probabilmente potrò creare un nuovo approccio comunicativo. Se il suo carattere è quello del ritardatario, presumibilmente lui non cambierà, ma io vivrò diversamente quella situazione.

Se contatto la rabbia l’auto alimento ogni volta, perché la rabbia non è elaborativa, non mi permette di ragionare in modo corretto,  se contatto il dolore posso lavorarci per capire meglio e trovare un confronto costruttivo.

Fermo restando che ogni situazione è diversa e che le problematiche più importanti vanno gestite in modo più complesso.

Esistono diversi esercizi per poter migliorare il proprio contatto emotivo, di seguito inserisco alcuni link per svolgerli o scaricarli gratuitamente.

Esercizio Pioggia di parole

Esercizio frasi di getto

Emozioni e scrittura espressiva (con un esercizio)

Visita anche la mia pagina ESERCIZI

Altri esercizi li puoi trovare sul libro Quattro passi per volersi bene, Tecniche per migliorare il proprio benessere psicologico. di Laura Pedrinelli Carrara Ed. Streetlib 2015  cliccando qui puoi vedere la pagina di approfondimento del libro che è un vero e proprio percorso strutturato per migliorare il contatto,  l’espressione e la gestione emotiva.


Se vuoi approfondire la conoscneza e la gestione delle emozioni ti informo che è disponibile  il libro (disponibile anche come E-book) La conoscenza e la gestione delle emozioni del paziente, del caregiver famigliare e dell’operatore di Laura Pedrinelli Carrara Ed. Streetlib, cliccando qui puoi vedere la pagina di approfondimento del libro.


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Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta, Ipnotista Ericksoniana
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

laurapedrinelli@libero.it

 

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