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Ma il vecchietto dove lo metto?

Quando una persona anziana peggiora le proprie condizioni di salute, tanto da occorrere un’assistenza continua, per la famiglia iniziano a porsi forti dubbi su come attivarsi.

Nella maggior parte dei casi, si opta per ricercare un operatore domiciliare preparato che possa sostituire il parente nelle ore in cui deve assentarsi per lavoro.

Il Senso Di Colpa Nell’assistenza

Questa nuova situazione non sempre è vissuta dalla persona anziana in modo positivo. Spesso, l’anziano crea un rapporto privilegiato col famigliare che lo accudisce in modo continuativo e che, solitamente, è anche il parente più vicino affettivamente fra i consanguinei che possono svolgere la mansione di caregiving.


Il caregiving consiste nell’assistenza dell’altro bisognoso e colui che la attua si chiama Caregiver. Nel caso di un parente si specifica che si tratta di un Caregiver famigliare.


A volte, invece, si tratta del parente che ha maggiore disponibilità di tempo e che vive il prendersi cura del famigliare bisognoso soprattutto come un dovere. Sia nel primo caso che nel secondo, la percezione del modo in cui ci si sta prendendo cura dell’altro può produrre forti sensi di colpa se non è vissuta in modo positivo.

Per esempio, il dover ricorrere ad un aiuto esterno, come quello di un operatore, può diventare difficile soprattutto se la persona anziana lo rifiuta. In questo caso, il caregiver famigliare può sentirsi arrabbiato verso l’anziano che non dimostra di comprendere le difficoltà gestionali, ma anche in difetto verso il proprio caro per non riuscire ad accudirlo completamente.

Anche nel caso di decesso dell’anziano in struttura, se avviene in un tempo ritenuto breve dal suo famigliare rispetto alla data di istituzionalizzazione, possono svilupparsi sensi di colpa per una possibile correlazione con il ricovero.

Il rifiuto dell’operatore domiciliare da parte dell’anziano

Un anziano abituato ad essere assistito dal proprio congiunto di riferimento farà fatica, in molti casi, ad accettare in modo positivo un estraneo. Alla base, in molti casi, c’è il bisogno della vicinanza continua del proprio caro (spesso un coniuge o un figlio) e quindi la creazione di strategie oppositive per evitarne il distacco.

Generalmente, nei casi in cui non vi sia una buona accettazione dell’operatore, le tipologie di reazione sono:

  1. Rifiutare caparbiamente l’operatore.
  2. Accettarlo di mala voglia per poi lamentarsi di sentirsi abbandonato dal caregiver famigliare.
  3. Subire la presenza dell’operatore per poi contestarlo spesso e volentieri, creando così un turnover di operatori diversi che lasciano l’assistenza o vengono licenziati.

Il peggioramento dell’anziano

Quando la persona anziana peggiora la sua situazione fisica e/o mentale, l’assistenza diviene altamente complessa e onerosa a livello di energie psicofisiche.

Il congiunto ammalato richiede attenzione in modo continuo, interrompendo le ore di sonno del caregiver e creando una vera e propria vigilanza 24H su 24.

I famigliari non hanno più la possibilità di gestire il loro tempo libero, poiché è dedicato completamente all’assistenza.

In vari casi, l’intera vita famigliare viene stravolta perché deve ruotare attorno ai bisogni dell’anziano.

A rendere fortemente provante questa situazione si aggiungono, in alcune circostanze, le problematiche date dalla demenza.

Il Burden

Il risultato di una assistenza così onerosa è spesso una sindrome da stress che colpisce il Caregiver Famigliare e che si chiama Burden.

I sintomi del Burden sono quelli di un forte distress e si manifestano con disturbi del sonno e della concentrazione, emicranie, difficoltà digestive, facile irritabilità, difficoltà decisionali, mancanza di appetito o fame nervosa, pensieri catastrofici, senso di mancanza del respiro, ansia, spossatezza, ecc.

A peggiorare i livelli di Burden, che rappresenta un forte carico psicologico, sono:

  • La percezione di impossibilità a smettere l’assistenza.
  • I sensi di colpa nel caso si deleghino altre persone o ci si prenda del tempo per sé o per la propria famiglia.
  • La gravità della situazione di salute dell’anziano.
  • Il rapporto affettivo e personale con l’anziano.
  • La mancanza di altri aiuti, Caregiver secondari.
  • La salute del Caregiver.

Il dubbio sull’istituzionalizzazione

In questa situazione il famigliare inizia a pensare di far ricoverare il proprio caro ammalato in una residenza protetta per anziani, sentendo la difficoltà a continuare a prendersene cura.

Questa opzione comporta solitamente forti tensioni nel Caregiver che è combattuto tra il ricoverare l’anziano, per la fatica a perpetuare l’assistenza, e il senso di colpa nel farlo ospitare nella struttura che focalizza come un’azione di abbandono.

Difficilmente la scelta di istituzionalizzare l’anziano è fatta a cuor leggero, in molti casi la decisione è presa soltanto quando le condizioni di salute rendono più sicuro il ricovero in struttura rispetto al farlo rimanere in casa.

CHE COSA È MEGLIO FARE?

I fattori da valutare nella scelta

Non esiste una risposta univoca, la decisione va presa in base alla situazione famigliare e dell’anziano. Di seguito inserisco alcuni fattori da valutare per il ricovero dell’anziano in struttura:

  • La condizione di  salute psicofisica dell’anziano e le necessità correlate a livello di supporto medico/assistenziale/psicosociale e di manovre per l’igiene personale.
  • La condizione di salute mentale e le necessità correlate a livello di supporto medico/assistenziale/psicosociale e di manovre per l’igiene personale.
  • I bisogni specifici di assistenza dell’anziano, dati da problematiche particolari come: la presenza di patologie gravi, la mancanza di lucidità, la difficoltà o impossibilità alla deambulazione.
  • La possibilità di assistenza della famiglia e la sua capacità di sopperire appieno ai bisogni dell’anziano. Alcuni anziani abitano lontano e i famigliari non hanno modo di poter dare loro uno spazio in casa. A volte, nella famiglia sono presenti altre persone bisognose per motivi di malattia, di anzianità o di disabilità e quindi diventa altamente complesso per la famiglia prendersi cura nel modo più opportuno della persona anziana. In altri casi, per motivi economici, è impossibile per il Caregiver Famigliare diminuire le ore lavorative o aumentare le ore dell‘operatore domiciliare. Ci sono poi le situazioni in cui è difficile o impossibile per la famiglia garantire un’assistenza adeguata anche a livello medico/infermieristico, per l’aggravamento delle condizioni di salute che comportano la necessità di un controllo quasi continuo da parte degli operatori sanitari.
  • Ambiente domestico che rende possibile una buona qualità della vita dell’anziano. Si vogliono intendere: la mancanza di barriere architettoniche e la possibilità di godere di ambienti esterni (giardino, balcone) nel caso egli ne possa usufruire.
  • I livelli di Burden dei caregivers famigliari.
  • Il tipo di assistenza che la struttura riesce a garantire (medica, infermieristica, fisioterapeutica, assistenziale, riabilitazione cognitiva, supporto ricreativo e psicosociale, livelli di igiene personale, supporto dietetico personalizzato).

 

Quali sono i punti forti del ricovero nelle strutture per anziani

  • Presenza di personale sanitario specializzato ed eterogeneo (medico, infermiere, OSS, fisioterapista).
  • Vigilanza continua.
  • Mansioni di igiene svolte da personale appositamente preparato.
  • Attività di stimolazione cognitiva e motoria.
  • Somministrazione dei farmaci fatta da personale sanitario.
  • Somministrazione di pasti che tutelano la salute dell’anziano.

Quali sono i punti forti del rimanere in famiglia

  • Presenza dei propri cari.
  • Ambiente famigliare: l’anziano vive in quella casa da molto tempo o da sempre e questo non lo fa mai sentire spaesato, ma gli rimanda un senso di sicurezza e tranquillità.
  • Vigilanza continua.
  • Assistenza individualizzata, specifica per i bisogni dell’anziano che possono essere soddisfatti. Alcuni esempi sono: la camera da letto che non deve condividere con estranei, il bagno fatto nel giorno a lui più gradito, l’attenzione posta ad ogni richiesta.
  • Varietà dei pasti e degli orari in base alle esigenze dell’anziano; la somministrazione dei pasti fatta a orari più congeniali per l’anziano e con il cibo a lui maggiormente gradito.

Si ringrazia l’artista Crostelli Andrea per aver concesso di utilizzare la sua opera come immagine dell’articolo.

BIBLIOGRAFIA CON LINK PER APPROFONDIRE I CONTENUTI DEI LIBRI

 

 

 

 

Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

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