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Le ripercussioni emotive del caregiver famigliare quando istituzionalizza l’anziano

Le ripercussioni emotive del caregiver famigliare quando istituzionalizza l’anziano

A volte la vita ci mette a confronto con situazioni che pensavamo non avremmo mai incontrato.

Succede così che un figlio promette al padre che non lo ricovererà mai in una struttura per anziani e che lo terrà sempre con sé, ma invece, un giorno, si ritroverà a dover rinnegare quella promessa.

 

Perché si decide di istituzionalizzare l’anziano?

Purtroppo, la decisione di istituzionalizzare un familiare in una casa protetta per anziani spesso è influenzata da diversi fattori come:

  • Impossibilità a prendersi cura della persona anziana a causa di patologie fisiche o neurologiche importanti (demenza, Parkinson, stadi avanzati di determinate patologie).
  • Difficoltà nella gestione quotidiana della persona anziana per problemi fisici (obesità, presenza di disabilità, ecc.)
  • Difficoltà nella gestione quotidiana della persona anziana per disagi dovuti a patologie (emiparesi, tetraparesi, ). Per esempio, quando l’anziano deve stare in carrozzina e la casa non è abbastanza agevole per permetterlo oppure quando le compromissioni fisiche sono talmente elevate da abbisognare di più persone o determinate attrezzature che non si riescono a gestire in casa.
  • Problemi economici che non permettono la gestione in casa del proprio caro.
  • Conflitti familiari dovuti al fatto che l’anziano ammalato assorbe gran parte del tempo del caregiver e influenza i ritmi e le scelte della famiglia.

 

Il vissuto emotivo del caregiver famigliare che istituzionalizza il proprio caro

Scegliere di inserire il proprio caro in una struttura per anziani è spesso un fardello pesante per il familiare.

Il vissuto psicologico del caregiver familiare che decide di istituzionalizzare il proprio genitore o fratello /sorella, in molti casi, è colmo di emozioni negative pesanti come zavorre.

Un caregiver familiare che ricovera il proprio caro in struttura può provare:

  • Frustrazione per non poter fare quanto vorrebbe e tenere in casa il genitore,
  • Senso di colpa per aver delegato agli altri, alla struttura per anziani, l’accudimento che, a suo avviso spettava a lui.
  • Sensazione di tradimento per non aver rispettato la parola data tempo prima, nel caso l’avesse fatto.
  • Rabbia e impotenza perché ha fatto una scelta che, in quel caso, è quella più razionalmente giusta ma emotivamente sbagliata.
  • Dolore nel vedere il proprio caro spaesato dentro la struttura per anziani.
  • Angosce di morte poiché ha visto peggiorare la situazione clinica del genitore /fratello /sorella. Spesso, tale peggioramento può avvenire per la sindrome del primo mese (periodo di assestamento psicofisico che avviene subito dopo l’inserimento in struttura per anziani) o per il fisiologico andamento della patologia già avanzata per cui è stato inserito.

Questi vissuti si acutizzano ogni volta che il familiare va a trovare il proprio caro.

Quando il proprio caro muore

Può capitare che l’istituzionalizzazione avvenga quando il quadro clinico dell’anziano sia altamente deteriorato, per questo motivo, nel giro di poco tempo è possibile che egli abbia un peggioramento nefasto.

Se il familiare considera tale peggioramento come una conseguenza dell’inserimento in struttura egli potrà subirne le conseguenze emotive, fra cui :

  • Agitazione con disturbi del sonno
  • Negazione del disagio provato con sminuimento dei sintomi.
  • Somatizzazioni: per esempio, sudori, respiro affannoso, mancanza del respiro, palpitazioni, emicrania, inappetenza, disturbi digestivi, bruciori di stomaco, maggiore caduta dei capelli rispetto alla naturale perdita.
  • Crollo emotivo.
  • Senso di sollievo per non essere più a contatto con le angosce di morte, sensazione che spesso però lo fa sentire in colpa.
  • Umore di tipo depresso con possibili scatti d’ira.

 

Cosa fare quando ci si sente in difficoltà per aver istituzionalizzato o dover istituzionalizzare il proprio caro?

1) Per prima cosa è basilare rendersi conto della propria situazione emotiva, non sottovalutarla.

2) Confidarsi con qualcuno emotivamente vicino, per esempio un coniuge o un figlio, che possa fornire un sostegno emotivo e una vicinanza affettiva importanti in questo momento.

3) Imparare a chiedere aiuto, non si può sempre tutelare gli altri e mettere in secondo piano se stessi. In questo momento si ha bisogno anche di aiuti concreti: per le diverse commissioni da svolgere, per reperire informazioni, per riflettere meglio su determinate scelte.

4) Confrontarsi con altre persone per condividere i propri vissuti, spesso dal confronto delle reciproche esperienze scaturiscono importanti informazioni.

5) Una consulenza da uno psicoterapeuta può aiutare a comprendere meglio la situazione e a trovare meglio le proprie risposte. Nel bisogno, nel caso di perdita del proprio caro, potrà essere indicato un percorso terapeutico di elaborazione del lutto.

 

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Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA

Psicologa, Psicoterapeuta

Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)

Cell. 347/9471337

www.laurapedrinellicarrara.it

laurapedrinelli@libero.it

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