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La capacità di orientamento nell’anziano

Quando si lavora con una persona anziana è importante valutare i livelli delle sue abilità cognitive e sensoriali per poter utilizzare gli esercizi più consoni e farli svolgere nel modo più opportuno.

Se per esempio la persona ha problemi di udito, sappiamo che possiamo contare sugli esercizi carta e penna; se invece tende ad aver problemi nel formulare frasi, ecco che gli esercizi linguistici andranno sicuramente potenziati.

Fra le abilità da valutare c’è quella dell’orientamento, nel libro Attività di animazione con gli anziani e Una mente attiva editi dalla Erickson si trovano gli esercizi che sollecitano anche questo tipo di abilità.

Ma che cosa si intende per orientamento?

L’orientamento è la capacità di individuare e di individuarsi in relazione al contesto specifico.

In pratica, la persona deve comprendere la sua posizione o quella di un oggetto utilizzando dei punti di riferimento. Un esempio è il sapere in che luogo si è, sembra banale, ma in realtà per le persone che soffrono di demenza o hanno altri problemi a livello neurologico può essere una domanda davvero difficile.

 Quali sono i tipi di orientamento?

Generalmente, quando si lavora con gli anziani, si fa riferimento a 4 tipi di orientamento:

 Orientamento nel tempo

La persona che ha un buon orientamento temporale, sa capire, senza guardare l’orologio, che ora potrebbe essere, sforando di poco. In questo caso i riferimenti possono essere l’altezza e la posizione del sole, il momento della giornata, se ci sono stati eventi poco precedenti che avvengono ad un dato orario, ecc.

Quando si parla di orientamento nel tempo ci si riferisce all’ora (che ora è), al giorno (che giorno è), al mese (che mese è), all’anno (che anno è), ecc. (stagioni, epoche, ..)

 Orientamento nello spazio

In questo caso, la persona deve comprendere in che contesto si trova, nello specifico: in che luogo (camera, cucina, ospedale, casa, ..), in che ambiente (giardino, parco, spiaggia, …), in che città, in che Stato, …

Dovrà quindi utilizzare i riferimenti che può osservare o che dovrà conoscere e quindi ricordare. Per esempio, se l’anziano deve capire in che stanza si trova, può osservarsi intorno e dedurlo dall’arredamento. Al contrario, se chiediamo in che città vive, dovrà rispondere utilizzando come riferimento i suoi ricordi  (“Sono nato a Milano ma, da tanti anni, vivo a Senigallia”) .

 Orientamento circa la propria identità personale

Per comprendere se una persona è orientata circa la sua identità personale dobbiamo valutare se si ricorda chi è, come si chiama, dove è nato, che lavoro ha fatto nella vita, perché è qui; in pratica,  tutti quei dati che portano  la persona a poter dire “Io sono Tizio”.

E’ importante sottolineare che, dire il proprio nome significa essere orientati solo se a quel nome l’anziano collega tutte le informazioni necessarie su di sé.

Orientamento circa il proprio contesto familiare

Stessa cosa vale nei confronti della propria famiglia. Non è raro incontrare un anziano che non ricorda chi sia il figlio oppure scambia un famigliare per un altro.

Essere orientato circa il proprio contesto famigliare significa sapere chi sono i miei familiari e chi sono io per loro.

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