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Il passaggio nell’anziano dall’autonomia alla carrozzina

Il passaggio nell’anziano dall’autonomia alla carrozzina

Può succedere per vari motivi che l’anziano non sia più in grado di camminare autonomamente e che neanche il deambulatore, il carrellino che permette alla persona di potersi reggere mentre cammina, risulti più un valido aiuto.

La persona anziana costretta in carrozzina vive una grande variazione delle propria qualità della vita che riguarda principalmente due aspetti fra di loro strettamente correlati:

  • La limitazione dell’autonomia
  • Le ripercussioni psicologiche

Rispetto all’anziano che vive in casa e che ha intorno a sé persone, famigliari, che improntano l’accudimento soltanto su di lui e quindi rendono l’assistenza strettamente personalizzata, l’anziano che vive in struttura deve fare i conti con una organizzazione socio-sanitaria che deve tutelare tutti gli utenti e che quindi risente di orari e mansioni standard.

Mentre un anziano residente nel proprio domicilio ha maggior possibilità di veder soddisfatti i propri bisogni personali,  l’anziano in struttura spesso deve adattarsi alla routine della Casa che, per quanto tutelante il più possibile i bisogni del singolo, non può rendere individuale il proprio livello di assistenza.

Mentre una persona anziana che deambula può comunque muoversi a proprio piacimento, uscendo anche dalla struttura se ne ha piacere, un anziano in carrozzina è per forza di cose maggiormente limitato nei propri spostamenti.

La limitazione dell’autonomia

  1. Limitazione delle decisioni autonome a discapito della propria volontà. Rispetto alle abitudini intraprese quando il soggetto poteva spostarsi autonomamente, ora deve fare i conti con maggiori restrizioni e con il dover chiedere e ottenere l’aiuto dell’altro. Per esempio, la persona anziana potrebbe voler tornare a dormire dopo colazione oppure rimanere nella propria stanza a leggere o andare a trovare un amico che è ospite in un’altra stanza, in un altro piano. Mentre prima poteva muoversi con maggior autonomia, ora deve spesso chiedere all’operatore e questo significa maggiori attese per soddisfare il proprio bisogno e a volte l’impossibilità. Per quanto ci sono anziani che con la carrozzina si muovono senza problemi, girando anche troppo all’interno della struttura, rimangono sempre difficoltà nei movimenti autonomi e nella libertà di azione.
  2. Limitazione della spontaneità di azione. Nella maggioranza delle situazioni, la persona deve organizzarsi in anticipo, informando gli operatori delle proprie esigenze. Per esempio, se non prende il cappello pensando che non gli servirà e si accorge soltanto successivamente di averne bisogno, sarà impossibile per lei tornare in camera e prendere il cappello posizionato in alto. Dovrà, per forza di cose, chiedere a qualcuno di farlo per lei.
  3. Passività. In molti casi, per un anziano lo stare in carrozzina comporta il passaggio da uno stato principalmente attivo ad uno stato principalmente passivo. La persona si abitua ad essere spesso vicariata in diverse situazioni e un esempio classico è quando l’operatore porta l’utente a fare l’igiene o al refettorio oppure lo porta in giardino o nel salone per lasciarlo lì a prendere un po’ di sole o a svolgere delle attività sociali. Mentre una persona che deambula autonomamente sceglie da sola cosa fare e quanto starci, nel caso dell’utente in carrozzina pur con l’aiuto dell’operatore che lo porta dove il soggetto desidera, non può però cambiare idea velocemente perché ogni volta dovrà trovare un operatore disponibile che lo conduca nel luogo desiderato e non sempre questo è possibile.

Le ripercussioni psicologiche

  1. Regressione psicologica . La situazione di passività nei confronti dell’altro sollecita, spesso, reazioni psicologiche di regressione tramite cui il soggetto anziano richiede maggiori attenzioni e diviene maggiormente “capriccioso”. I meccanismi regressivi  portano la persona a chiedere anche quando può fare da sola per motivi che sono, generalmente, di bisogno di attenzione e di affetto.
  2. Influenza sull’umore. Le difficoltà maggiormente riscontrate e la limitazione dell’autonomia si ripercuotono a livello psicologico comportando sbalzi di umore, tristezza, ansia, rabbia e aggressività.
  3. Ripercussione a livello cognitivo. È possibile che il peggioramento della condizione deambulatoria e quindi fisica possa destabilizzare la persona anche a livello cognitivo. In questo caso, per un periodo che va da alcuni giorni a, generalmente, massimo 30, la persona appare disorientata a livello spazio-temporale e con ulteriori sintomi che fanno pensare ad uno stato di demenza. Sintomi come: deliri, vuoti di memoria, difficoltà di concentrazione, difficoltà nella produzione e comprensione del linguaggio. Una volta che la persona si è adattata al nuovo stato di salute i sintomi tendono a regredire completamente, tranne ovviamente nelle situazioni in cui erano già presenti. Può risultare estremamente utile stimolare l’anziano a livello cognitivo, tramite esercizi mirati, per fargli recuperare al meglio le proprie abilità mentali.

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Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

laurapedrinelli@libero.it

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