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Il gruppo di condivisione dei ricordi con gli anziani ospiti di una casa di riposo

Lavorare con gli anziani istituzionalizzati è una esperienza professionale davvero rilevante. L’anziano è una persona che ha maturato ricche esperienze di vita, riguardanti un passato che ci accomuna e che spesso poco conosciamo realmente.

Relazionarsi con una persona ultraottantenne e in alcuni casi anche ultranovantenne è come entrare in un microcosmo, in un ambiente che ci illudiamo di conoscere o che consideriamo superato mentre invece non è affatto così.

Ogni anziano è un universo pieno di emozioni e storie di vita concrete, reali, non idealizzate o fantasticate. I ricordi vengono sempre raccontati con dovizia di particolari e con un trasporto immediato che ti arriva dritto al cuore e ti riempie l’anima.

I racconti non sono mai banali, alcuni sono scherzosi e scanzonati, altri crudi e forti come solo la vita vissuta sa forgiarli.

Ci vuole davvero un attimo a passare dal come si prepara il pane alla fame provata per troppi anni e quindi alla guerra per poi tornare a sorridere con qualche altro aneddoto, magari legato a quegli unici vestiti che si avevano e a come si combinavano fra di loro per far notare di averne di più.

L’idea di creare dei gruppi di condivisione dei ricordi è nata propri così, spontaneamente, quando dopo un anno di animazione professionale ci siamo rese conto, io e la collega con cui poi abbiamo curato il libricino, della ricchezza di quei vissuti.

Periodicamente ci riunivamo con gli anziani più abili mentalmente e iniziavamo a toccare alcuni argomenti, chiedendo loro se avevano ricordi in merito.

Da quel momento iniziò una bella esperienza che durò per ben tre anni alla fine dei quali redigevamo un libro contenente i dialoghi, le storie, le filastrocche e tutto quanto scaturiva da questi gruppi.

L’importanza di questi incontri si manifestava continuamente poiché si palesavano continui miglioramenti nelle interazioni fra gli anziani e nella qualità e quantità dei ricordi che producevano.

Non solo, spesso molti di loro erano abituati a star seduti vicino senza neanche parlarsi e magari a parlare direttamente con l’operatore, il volontario o il familiare rivolgendosi all’altro anziano soltanto se infastiditi da un suo comportamento.

Durante i gruppi emergeva spontanea la condivisione di quello stesso ricordo e il parlarne con l’altro, si perdeva così la comunicazione a senso unico e diventava una vera e propria interrelazione. Scambio che continuava poi al di fuori degli incontri creando anche delle vere e proprie amicizie.

Il gruppo era importante perché era un momento dedicato a loro come persona con una propria individualità e storia di vita e quindi con una ricchezza di contenuti da trasmettere agli altri.

Gli anziani non erano più solo degli individui che ricevevano servizi, come usualmente avviene nella maggioranza dei casi negli istituti per anziani, soprattutto quelli che accolgono solo persone non autosufficienti, ma erano diventati vere e proprie risorse.

E’ possibile scaricare i libri che sono stati convertiti in formato A4 per una miglior leggibilità e per poterli meglio stampare.

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