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La depressione nell’anziano

Depressione nell'anziano - Dott.ssa Laura Pedrinelli Carrara
Si ringrazia vivamente l’artista Andrea Crostelli per aver gentilmente concesso la pubblicazione della sua opera per il mio articolo.

La depressione è una malattia che si presta a diverse tipologie di vissuto e di sintomatologia in base alla causa, alla gravità e ai disturbi ad essa associati o da cui essa deriva.

Nell’anziano la depressione è molto diffusa sia come malattia principale, sia come disturbo che scaturisce da altre patologie come la demenza, per fare un esempio.

Spesso l’anziano risulta agitato con momenti di profondo scoramento, può avere episodi aggressivi e esternare profonda ansia. Difficilmente lo si convince a rivolgersi ad un medico e, in generale, è poco collaborante e ancor meno motivato a iniziare cose nuove e/o a portare avanti la consuetudine.

Alcune possibili motivazioni di depressione nell’anziano

1. La crisi dell’età avanzata

Essere anziani significa avere ancora tante cose da fare, ma allo stesso tempo evidenzia il non poter più cambiare quelle decisioni che con gli anni si sono dimostrate errate.

Arrivati ad una certa età, la persona tende a rivalutare la propria esistenza in maniera critica traendo le proprie somme di soddisfazione o di fallimento. Un difficile rapporto con i figli, una scelta di vita sbagliata, un investimento affettivo o economico fallito possono ripercuotersi sulla qualità della vita della persona anziana in modo importante.

Lo psicoanalista Erik Erikson, nella sua teoria dell’età evolutiva, affermava che se la vita passata risulta insoddisfacente ciò può tradursi in un vero e proprio sconforto, dato che ormai si avverte l’impossibilità di rimediare.

Erikson descrive questo momento focalizzandolo come una presa di coscienza di ciò che nella propria vita si valuta di aver svolto in maniera soddisfacente e di ciò che invece comporta frustrazione. In base alla conclusione che ne trae la persona, ci potranno essere delle ripercussioni rilevanti positive o negative sullo stato dell’umore.

2. Il pensionamento

Un altro momento indicativo per lo sviluppo di uno stato depressivo è il pensionamento. Questa situazione è spesso vissuta come una meta molto ambita, ma non sempre, con l’andare del tempo, la vita senza lavoro risulta felice.

Se la persona ha coltivato, durante la vita lavorativa, interessi e legami sociali il tempo che non dedicherà più alla professione lo investirà in modo ancor più soddisfacente. Al contrario, se il lavoro comportava un determinato status e assorbiva totalmente l’individuo, una volta andato in pensione egli beneficerà di un periodo di “luna di miele”, in cui si sentirà libero da impegni stressanti e magari anche mal sopportati; con il passare dei mesi, però, il tempo libero può trasformarsi in tempo vuoto, portando il pensionato all’interno di una spirale di pigrizia e frustrazione in cui si sentirà solo e incompreso, con un abbassamento rilevante del tono dell’umore fino allo svilupparsi di una vera e propria depressione.

3. Predisposizione personale

Stati depressivi avuti in età giovane adulta possono riacutizzarsi se nell’età anziana la persona risente di patologie fisiche e/o neurologiche e/o psicologiche.

4. Riduzione autonomia personale e aumento problemi di salute

In vari casi, l’anziano deve confrontarsi con diverse malattie o con i cosiddetti “acciacchi” che riducono notevolmente le abilità di performance e peggiorano la qualità della vita, con un contraccolpo notevole sullo stato dell’umore e sulla sua autonomia.

5. Istituzionalizzazione

Il ricovero in strutture di lunga o anche breve degenza possono ripercuotersi sul tono dell’umore per la perdita del proprio ambiente di riferimento e la diminuzione del contatto con i famigliari, oltre alle fantasie di fine vita associate all’inserimento in struttura.

6. Perdita di una persona amata

La perdita di un convivente, generalmente del coniuge, può comportare la mancanza di vitalità e di motivazione alla vita.

Cosa fare per prevenire la depressione dell’anziano o per limitarla?

Prevenzione

  • Mantenere già in età precedente degli interessi che tengano la persona attiva sia a livello fisico (balli, ginnastica, camminate, ecc) che sociale (associazioni o circoli, amicizie, viaggi, hobbies, ecc.).
  • Mantenere buona alimentazione e buon stato psicofisico.

Contenimento della malattia

  • Tenere occupata la persona il più possibile (attività per mantenere il cervello allenato, uscite programmate a musei, teatro, cinema o qualsiasi altra cosa lo possa coinvolgere, anche lavare insieme la macchina).
  • Evitare di vicariare l’anziano (magari fare insieme, ma non fare al suo posto).
  • Spronarlo in modo indiretto ad essere attivo e partecipe.
  • Evitare di giudicarlo (rimandargli che non fa nulla per stare meglio non lo aiuta a migliorare).

Cura

  • Confrontarsi col proprio medico di famiglia, scegliere il professionista più indicato.

 


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