Contatta la Dott.ssa Pedrinelli Carrara 347.9471337

Il punto di vista dell’anziano istituzionalizzato

Vivere in una struttura per anziani comporta un notevole cambiamento per lo stile di vita.

Anche nei casi in cui la persona è entrata di propria volontà, deve interfacciarsi con orari e abitudini diverse e convivere con persone estranee.

Fino a che, però, l’anziano è autonomo può gestire il proprio tempo libero prendendosi anche degli spazi propri; quando invece è costretto a stare in carrozzina, ecco che si trova risucchiato nell’iter quotidiano di gestione dell’utenza da parte degli operatori.

Questo iter prevede orari per alzarsi e per dormire, per l’igiene, per mangiare e per fare le varie attività o per stare semplicemente nel salone con gli altri.

Dal punto di vista della struttura, sono manovre essenziali per mantenere una buona organizzazione che possa soddisfare le esigenze standard degli anziani coniugandole con quelle gestionali.

Ma il punto di vista dell’anziano qual è?

Una signora mi disse:

Non mi sento considerata! La mattina mi svegliano di colpo anche se dormo profondamente e in 5 minuti mi hanno già vestita e portata a fare colazione. Qualcuna non ha proprio grazia e, quando mi fa alzare dal letto e mi veste, mi tratta come un sacco di patate. Durante il giorno non ho mai un momento per stare da sola, se vengo in camera mi vengono a cercare e poi mi riportano nel salone. Da quando sono in carrozzina non ho più la possibilità di fare ciò che voglio. La sera alle 19.30 già mi mettono a letto! Mannaggia queste mie gambe che non mi sorreggono più!”

Da un lato è comprensibile che in una struttura con molti anziani sia un problema l’assistenza personalizzata e che sia già difficile riuscire a seguire le varie mansioni in base alla tempistica a disposizione e al numero di operatori.

Dall’altro lato, quello dell’anziano, è importante comprendere che la sensazione che vive, soprattutto se lucido e attivo, è quella di essere gestito totalmente e di non poter più autodeterminarsi nella propria quotidianità.

Le sensazioni di passività e di non controllo della propria vita sono mattoni pesanti che rendono maggiormente opprimente il vissuto nella struttura e aumentano l’umore depresso.

Come rimediare?

Sarebbe importante ascoltare l’anziano, valutare se sia possibile venirgli incontro e come poterlo fare senza sconvolgere i ritmi organizzativi.

A volte basta poco, magari c’è quella persona che vuole alzarsi prima e quella che può essere alzata per ultima.

È ovvio che non si può soddisfare ogni richiesta, ma già ascoltarli e andar loro incontro in qualche modo li farà sentire maggiormente considerati e meno passivi.

Inoltre, le stesse manovre che si fanno per alzarli dal letto e vestirli possono essere svolte considerando che si sta alzando e vestendo una persona, potrebbe essere un nostro famigliare o noi stessi un domani, che ha diritto a tutto il rispetto.

Il fatto che l’anziano non si lamenti non significa che accetti di essere trattato come un sacco di patate o che non se ne accorga, forse è timido o teme di essere trattato ancora peggio se brontola.

BIBLIOGRAFIA

Se credi che questo articolo possa essere utile e vuoi contribuire alla sua diffusione, condividilo attraverso uno dei canali social presenti qui sotto!
Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
470 utenti hanno letto questo articolo

Lascia un commento

Presente su:

Idea Psicologo
Ordine degli Psicologi delle Marche

Contatti:

Senigallia (AN): Via Marche, 71
+(39) 347.9471337
scrivi una mail
P.IVA 02240300422
C.F. PDRLRA66P57I608R

Seguimi sui social:

Facebookgoogle_pluslinkedinyoutube