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Il burn out

Il burnout - Dott.ssa Laura Pedrinelli Carrara Psicologa Psicoterapeuta Senigallia AN

Il termine burnout compare per la prima volta negli Anni ’30 nel gergo sportivo e indica il fenomeno per il quale un atleta, dopo alcuni anni di successi, si esaurisce, si brucia e non può più dare nulla agonisticamente.

A partire dagli Anni ’70 il termine burnout entra nella terminologia dell’ambito lavorativo, in particolare nella letteratura riguardante le professioni d’aiuto.

Recentemente, soprattutto in seguito ad alcune importanti evidenze scientifiche, si sta iniziando a parlare di burnout anche in altri ambienti lavorativi.

Il termine è stato introdotto in psicologia per la prima volta da Maslach (1982) per indicare una malattia professionale degli operatori d’aiuto.

CHE COSA E’ IL BURN OUT?

Il Burn-out è una particolare forma di stress lavorativo che spinge il soggetto a utilizzare difese psicologiche intrapsichiche (ritiro, distacco, rigidità) invece di trovare una soluzione attiva al problema.

Il burn-out può essere inteso come una strategia difensiva, adottata dagli operatori, per osteggiare la condizione di stress lavorativo determinata da uno sbilanciamento tra richieste/esigenze lavorative e risorse disponibili.

Secondo Maslach, il burn-out è un insieme di manifestazioni psicologiche e comportamentali che può insorgere in operatori che lavorano a contatto con la gente e che possono essere raggruppate in tre componenti:

  • esaurimento emotivo
  • depersonalizzazione
  • ridotta realizzazione personale 

FASI DEL BURN-OUT

1^ Entusiasmo idealistico

Inizialmente la persona è altamente entusiasta e impiega tante energie nel lavoro poiché altamente motivata. Spesso il lavoro ha valori importanti per la persona o implica determinate aspettative (ideali, conoscenza di sé, aiuto dell’altro, gratificazioni, ecc.)

2^ Stagnazione

Il lavoro comincia a non soddisfare completamente i propri bisogni e le aspettative..

Si passa così da un forte investimento iniziale a un graduale disimpegno per mancato soddisfacimento delle proprie attese.

Inizia ad essere meno tollerato il contatto con le emozioni negative proprie e/o dell’altro (paziente, famigliare, collega).

3^ Frustrazione

L’operatore non si sente più in grado di aiutare l’altro. Emerge un profondo senso di inutilità e una difficoltà a comprendere i bisogni dell’altro.

Lo stato emotivo dell’operatore, lo porta a vissuti frustranti anche nei confronti dei colleghi o dei superiori, da cui non si sente abbastanza apprezzato e alla convinzione di non essere ben preparato o di non essere portato per il lavoro che sta svolgendo.


In questo stato emotivo, l’operatore può:

  • assumere atteggiamenti aggressivi verso se stesso o verso gli altri.

  • mettere in atto comportamenti di fuga = allontanamenti ingiustificati dal lavoro, ritardi, pause prolungate, frequenti assenze per malattia.


4^ Apatia

L’interesse e la passione per il proprio lavoro si riducono notevolmente. La persona non è assolutamente più empatica, né si accorge di non esserlo. Aumenta il distacco emotivo e l’indifferenza, la focalizzazione lavorativa è sostanzialmente sulle mansioni da svolgere indipendentemente dalle reazioni del paziente.

SINTOMI DEL BURN-OUT

L’interesse e la passione per il proprio lavoro si riducono notevolmente. La persona non è assolutamente più empatica, né si accorge di non esserlo. Aumenta il distacco emotivo e l’indifferenza, la focalizzazione lavorativa è sostanzialmente sulle mansioni da svolgere indipendentemente dalle reazioni del paziente.

Sintomi somatici tachicardia, cefalee, nausea, emicrania, disturbi del sonno, inappetenza, agitazione, tensione muscolare, difficoltà di concentrazione, difficoltà a ricordare, ecc.

Sintomi psicologici depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia e risentimento, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, indifferenza, negativismo, isolamento, sensazione di immobilismo, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti.

CAUSE  DEL BURN-OUT

Variabili individuali: aspetti caratteriali che portano la persona a non esternare le proprie difficoltà o a vivere in modo persecutorio le interazioni, situazione di vita del soggetto, separazioni affettive, vissuti stressanti, ideali personali, bisogno di controllo, ecc.

Fattori socio-ambientali: contesto ambientale insoddisfacente, contatti sociali e amicali poco presenti, relazioni interpersonali conflittuali, ecc.

Fattori lavorativi: forti aspettative connesse al ruolo, relazioni lavorative difficili, caratteristiche dell’ambiente di lavoro che rendono maggiormente complesso lo svolgimento ottimale della propria mansione, organizzazione lavorativa caotica o ostica o mal gestita, mancanza di possibilità di carriera o di gestione del proprio ruolo, sensazione di mancanza stima professionale da parte dei colleghi o degli utenti, presenza di contrasti lavorativi. 

Il Burn-out non va visto solo come sindrome, ma anche come:

  • Richiesta di aiuto
  • Occasione per ricercare una nuova consapevolezza di sé
  • Bisogno di migliorare il contatto emotivo con gli altri e con se stessi e la propria autostima

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Nel Libro Quattro passi per volersi bene: tecniche per migliorare il proprio benessere psicologico edito da Streetlib (2015) sono presenti numerose attività per limitare lo stress e migliorare il benessere. Il link va direttamente nella pagina di approfondimento del libro.

 

Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

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