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Perché attuiamo la procrastinazione

Perché attuiamo la procrastinazione

In questo articolo approfondiremo i tipi e le cause della procrastinazione.

Cosa significa procrastinare

Procrastinare significa rimandare più avanti nel tempo l’esecuzione di un atto che può riguardare il fare a livello pratico o il dire qualcosa, per esempio: il dover parlare con qualcuno per un motivo specifico, il doversi iscrivere ad un esame o ad un colloquio di lavoro.

Il procrastinatore abituale

E’ la persona che tende sempre a rimandare l’impegno. In molti casi, questo comportamento è dovuto ad un genitore che attuava la stessa condotta e il figlio, o la figlia, l’ha assorbita come una modalità di risoluzione dei problemi.

In altri casi, ha sperimentato che procrastinare gli comportava spesso l’essere vicariato. In pratica, se non fai qualcosa l’altro si arrabbierà ma poi la farà lui e col tempo è probabile che neanche te lo chiederà più. Questa consapevolezza ha rafforzato in lui l’abitudine a procrastinare.

In altri casi ancora si tratta di persone con bassa autostima che tendono ad evitare di fare per non sbagliare e quindi non mettersi alla prova laddove temono di fallire e quindi poi di venir mal giudicati.

La procrastinazione può essere specifica, generica o sospesa.

PROCRASTINAZIONE SPECIFICA: mi riprometto di farlo in un tempo preciso. Per esempio, “Lo farò domani” anche se non è detto che davvero domani lo farò.

PROCRASTINAZIONE GENERICA: non faccio riferimento ad un tempo preciso, ma lo generalizzo. Per esempio, “Lo farò nei prossimi giorni”.

PROCRASTINAZIONE SOSPESA: non faccio riferimento a nessun tempo, non assumo nessun impegno circoscritto nel tempo. Per esempio, “Lo farò”.

Ogni tipo di procrastinazione non implica che poi l’impegno venga davvero adempiuto.

Inoltre, si può passare da un tipo di procrastinazione ad un altro per rispondere al richiedente, che preme per veder svolta quella mansione, e per continuare a procrastinare.

Per esempio si inizia con la procrastinazione sospesa per poi rispondere successivamente con quella generica e in ultimo adottare quella specifica. Nel frattempo saranno trascorsi giorni, settimane o mesi.

Le cause della procrastinazione

Essendo ogni persona un mondo a sé con vissuti emotivi, storie di vita, caratterialità diverse, non si può considerare un’unica causa. Le cause del procrastinare possono essere diverse, di seguito ne elenco alcune.

  1. Bisogno di stimoli per agire. La persona è caratterialmente insicura oppure si trova in un momento di vita in cui è più fragile o incerta, quindi per agire ha bisogno di essere supportata, di essere “spinta” da qualcuno o da qualcosa. Per esempio, essere motivata da una persona che l’accompagna oppure da una scadenza inderogabile.
  2. Mancanza di fiducia in se stessi, La persona ha una bassa autostima che influisce negativamente sul gestire gli impegni o i doveri. Alcuni esempi possono essere:
  3. Pensa che non ci riuscirà e quindi rimanda il più possibile l’evento per evitare il fallimento che rafforzerebbe la percezione negativa di se stessa.
  4. Svolge la mansione all’ultimo momento creando così una sorta di alibi se non riesce a effettuarla ottimamente. In questo modo, il soggetto si tutela dal feedback negativo su di sé, dal giudicarsi incapace.
  5. Rimanda continuamente la mansione senza svolgerla mai per paura del probabile giudizio negativo dell’altro.
  6. Insofferenza/riluttanza verso il compito da svolgere. Al soggetto non piace farlo o non vuole farlo per determinati motivi che possono riguardare, per esempio, il sentirsi costretto o il sentirsi in imbarazzo.
  7. Mentalità del “C’è sempre tempo”. La persona è stata educata, oppure è nel suo carattere, che non bisogna mai aver fretta di fare le cose, soprattutto quando sono scomode. Aspettare può portare a conclusioni inaspettate, per esempio non c’è più bisogno di affrontare quel discorso oppure qualcun altro ha svolto nel frattempo quel compito.
  8. Evitare di dire no oppure per fare bella figura con l’altro. A volte, si acconsente a fare qualcosa affermando che si eseguirà in un secondo tempo perché non c’è bisogno di affrettarsi o perché successivamente ci sarà più disponibilità di risorse o di tempo. Invece poi  si lascia il compito nel dimenticatoio e il soggetto richiedente si ritrova a doverlo fare da solo o a non avere quella mansione svolta. In questo caso, la procrastinazione nasce dal timore di dare un rifiuto all’altro, rifiuto che potrebbe comportare un giudizio negativo verso se stessi. Altre volte, ci si vuole ingraziare l’altro o, comunque, trasmettere una buona visione di noi stessi perciò invece di negare la richiesta la si procrastina per poi svolgerla in un secondo tempo o evitarla.
  9. Rimandare di fare qualcosa perché riesce meglio se fatto sotto pressione. In alcuni casi, il sapere che c’è poco tempo per svolgere quella mansione porta il soggetto a motivarsi maggiormente nell’eseguirla. Inoltre, ci sono persone che sotto pressione riescono a concentrare meglio le loro energie e ottengono maggiori risultati. Purtroppo, non sempre questi risultati sono così eccelsi dato che non c’è abbastanza tempo per riorganizzarli o correggerli se occorre.

Questo articolo è collegato al brano Le conseguenze e la gestione della procrastinazione

Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

laurapedrinelli@libero.it

 

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