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L’importanza del contatto nella relazione

L'importanza del contatto nella relazione

Da bambini necessitiamo del contatto fisico, oltre che emotivo/affettivo, con le figure di riferimento più importanti, soprattutto quella materna/paterna. Il contatto fisico ci aiuta a crescere sani, a rafforzare l’autostima, la sicurezza di noi stessi e a sentirci amati.

Per questo motivo, psicologi e medici consigliano vivamente di sviluppare un sano contatto fisico, oltre che emotivo/affettivo, con i propri figli dal momento della loro nascita.

Di conseguenza, un giusto contatto fisico ha una influenza rilevante anche sul rapporto relazionale e sulla comunicazione non verbale.

In molti casi, tenere la mano, fare una carezza, abbracciare l’altro possono esprimere ciò che intendiamo dire molto più delle parole.

 

Maggior bisogno di contatto nei momenti di difficoltà o nella malattia anche da adulti

Una volta divenuti adulti, nelle situazioni di disagio psicologico e/o fisico, la psicoanalisi ci insegna che a livello psicologico tendiamo a difenderci attraverso la regressione ad una fase della vita precedente in cui ci sentivamo più sicuri e che abbiamo vissuto in modo maggiormente gratificante.

Tanto più è forte il disagio che stiamo vivendo (separazione, perdita di una persona cara, non sentirsi amati dal proprio partner o da chi vogliamo bene, malattia organica, perdita del lavoro, ecc) maggiore sarà l’intensità con cui vivremo la nostra regressione e, probabilmente, lo stadio evolutivo in cui regrediremo a livello psico-affettivo sarà più precoce.

Proprio perché saremo tornati a stadi psicologici affettivi precedenti, spesso relativi agli anni dell’infanzia o addirittura ai bisogni neonatali, le nostre necessità riguarderanno maggiormente il contatto fisico, il bisogno di attenzioni e di vicinanza dell’altro e faremo maggiormente attenzione al tono delle parole dell’altro, più che alle parole stesse.

Perciò, quanto più il disagio che vivremo sarà intenso tanto più nutriremo spontaneamente bisogni infantili fino ad arrivare a quelli neonatali e sentiremo maggiormente il bisogno di sentirci accuditi, di contatto fisico e affettivo.

 

L’influenza della cultura di appartenenza nel contatto con l’altro

Il contatto nella relazione con l’altro non è solo legato alla regressione, dato che è parte anche della nostra cultura, una cultura per la quale l’affetto si esprime anche con gli abbracci, le carezze e il contatto oculare.

Spesso, se non si sono avuti dei genitori generosi dal punto di vista delle carezze, i figli possono sentirsi meno amati, meno accettati.

Da grandi, la modalità con la quale abbiamo vissuto il contatto fisico farà da termometro regolatore del livello di affettività dell’altro (amico o partner o parente che sia).

Se la mancanza di corporeità affettiva in famiglia è stata introiettata e vissuta come normalità, allora saremo noi che non necessiteremo di coccole e che eviteremo gli slanci affettivi fisici del partner. Al contrario, se abbiamo sentito la mancanza dei gesti affettivi come le carezze e gli abbracci, allora nella relazione col partner, potremmo sentirci meno desiderati e amati se non viene contraccambiato il nostro bisogno di coccole e attenzioni.

 

L’individualità nel bisogno di coccole

Proprio perché siamo tutti diversi, abbiamo storie diverse, spesso proveniamo da culture diverse (anche nella stessa nostra penisola poiché abbiamo avuto dominazioni diverse), ci sono molte persone che vivono differentemente il bisogno di contatto.

In passato, soprattutto nella mentalità rurale, alcuni padri non accarezzavano i figli, soprattutto i maschi, per mantenere un certo status maschile, quindi le carezze andavano fatte, semmai, quando loro dormivano. Le carezze erano associate alla debolezza, alla femminilità.

E’ importante discernere fra reale intensità dell’affetto e modalità di esprimerlo. Alcuni individui si lamentano perché il/la loro partner non è abbastanza affettuoso/a. Non tutti abbiamo la stessa predisposizione alle coccole, soprattutto se nella famiglia di origine l’affetto passava per altri canali e non per quello corporeo oppure se la corporeità assume un significato negativo a causa di esperienze di disagio vissute dalla persona (abusi, maltrattamenti fisici, malattia, ecc.), ma ci possono essere anche altre spiegazioni.

Se una persona non ama il contatto fisico col proprio partner non è un alieno, va accettato e compreso poiché non siamo tutti uguali. L’importante è comprendere la differenza di modalità di esprimere l’affetto e l’accettazione di questa differenza.

 

Motivi per cui il contatto è importante

L’importanza del contatto sta nel messaggio specifico che passiamo alla persona e dal fatto che aumenta notevolmente il significato e l’impatto emotivo di quanto stiamo comunicando.

Nel caso di regressione: il contatto fisico verso la persona in regressione psico-affettiva comunica la nostra accoglienza, il calore “materno” di cui ora necessita, la rassicuriamo della nostra accettazione incondizionata, la informiamo del nostro esser-ci nella relazione.

Nelle situazioni sociali: il nostro approccio sarà formale e influenzato dalla cultura di riferimento. In questo caso, il contatto fisico con l’altro mostrerà il bisogno di condivisione, lo renderà partecipe della nostra comprensione e accettazione, Nella nostra cultura, il contatto è maggiormente accettato fra donne, meno quello fra uomini e donne soprattutto se non c’è una relazione sentimentale o amicale stretta,  ancor meno fra uomini, a meno che non ci sia una consistente differenza di età. Fermo restando per i tipi di contatto culturalmente condivisi come la stretta di mano o la pacca sulla spalla che risentono molto meno delle differenze di genere.

Oggi più che mai viviamo in Paesi arricchiti da culture diverse, perciò è basilare tener conto del fatto che un tipo di contatto fisico che è lecito o importante per noi può far arrivare un messaggio diverso, magari non condiviso, all’altro.

Nella relazione affettiva: il contatto può essere uno strumento che produce maggior intesa e complicità nella coppia, che sostituisce le parole nei momenti in cui sarebbero obsolete, che rafforza quello che stiamo comunicando all’altro, che ci rimanda l’accettazione  e il piacere dell’altro al nostro contatto.

Non va comunque mai dimenticato che non tutti abbiamo un buon rapporto con la nostra corporeità e con il contatto, perciò è sempre bene prima ascoltare l’altro nella sua totalità, come persona che ha una storia e un insieme di vissuti che parlano anche attraverso la fisicità, per comprendere come, quando e se utilizzare quel contatto nella relazione.

L’importante, oltre a comprendere le dinamiche psicologiche o psicosociali, è perciò la comprensione del reale bisogno di contatto nostro e dell’altro.

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Dott.ssa LAURA PEDRINELLI CARRARA
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio in Via Marche, 71 a Senigallia (An)
Cell. 347/9471337
www.laurapedrinellicarrara.it

laurapedrinelli@libero.it

 

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