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Imparare a dire NO

Nella quotidianità ci troviamo spesso a dover interagire con altre persone, sia in campo personale che lavorativo.

In ogni tipo di relazione che viviamo, si possono creare situazioni in cui le nostre scelte vengono messe in discussione oppure vengono presi in considerazione i nostri interessi lasciandoci la possibilità di decidere come e se farli valere.

Fino a qui sembrerebbe un discorso quasi banale, ma nella realtà, ogni volta che si tratta di un contesto relazionale le nostre risposte non sempre avvengono in modo logico.

La difficoltà a far valere se stessi

Vi è mai capitato di andare in un ristorante, in cui non sareste mai entrati, perché la maggior parte dei vostri amici voleva andarci?

Probabilmente si.

Questo seguire la decisione del gruppo non preclude certo la capacità di autoaffermarsi, ma riguarda il rapporto civile fra persone. Magari, la prossima volta farete valere la vostra scelta.

Ma la volta successiva, o quella dopo ancora o in una delle altre occasioni, avete fatto valere la vostra scelta?

Il problema si pone quando si è continuamente accomodanti, quando cioè si mettono i desideri o i bisogni degli altri sempre o quasi davanti a sé.

In questo caso si tratta di una vera e propria difficoltà a far valere se stessi e quindi a darsi valore.

Perché non riusciamo a dire no

I. Alla base ci può essere una bassa autostima o una visione di noi stessi troppo critica, poiché più focalizzata verso i limiti piuttosto che obiettiva.

Tale visione negativa ci infonde importanti insicurezze nel rapporto con l’altro; il non sentirci allo stesso livello o il temere delle ripercussioni ci porta ad evitare di esporci in quella relazione o nella gran parte delle nostre interazioni o in tutte.

II. In altri casi, abbiamo avuto una educazione autoritaria o che ha limitato la nostra possibilità di confrontarci apertamente e equamente e questo poi ci ha influenzato nelle relazioni future.

III. Anche l’aver avuto un genitore, o figura genitoriale, con questo tipo di atteggiamento può indurci automaticamente a fare altrettanto.

IV. Dato che ogni persona è un universo a sé, possono esserci anche altri tipi di motivazione che inibiscono la capacità di mettere in primo piano le proprie motivazioni e interessi.

Nel caso, per esempio, la difficoltà a dire no riguardi soltanto una persona potrebbe trattarsi di sudditanza o di dipendenza affettiva, ma qui entriamo in un altro discorso.

Che cosa vogliamo ottenere evitando di dire No

Condiscendere sempre comporta una grande frustrazione oppure no, dipende da quanto noi crediamo in quello che facciamo e a ciò che maggiormente ci gratifica fra il negare alcuni aspetti di noi e il far contento l’altro.

Generalmente ciò che cerchiamo di ottenere col nostro comportamento riguarda soprattutto la possibilità di:

A. Evitare il conflitto e il contrasto. Molte persone temono che il contraddire una persona o, comunque, il non agevolarla possa condurre ad un litigio, cosa che creerebbe un disagio intollerabile.

B. Evitare di essere rifiutati dall’altro. Un’altra convinzione è il credere che facendo valere i propri interessi, quando sono diversi da quelli dell’altro, possa produrre rifiuto verso di sé e la non considerazione.

C. Essere maggiormente accettati e ben voluti. Dietro la paura a contraddire l’altro o a portare avanti i propri interessi c’è spesso l’illusione che più facciamo gli altri contenti più essi ci vorranno bene.

D. Non apparire, non esporsi. Alcune persone faticano a stare nel gruppo, non si sentono a loro agio. Il comunicare un proprio volere, specialmente se diverso da quello degli altri o del leader, mette al centro dell’attenzione.

E. Mantenere il ruolo del bravo figlio. Ci sono dinamiche famigliari che portano la persona ad acquisire il ruolo del bravo figlio per avere maggior considerazione da parte dei genitori, per sentirsi maggiormente voluto e amato.

Il bravo figlio potrà un giorno diventare il bravo coniuge e il bravo genitore, e come tale non può dire di no, non può contraddire la persona da cui si sente giudicato continuamente. Si sente non significa che poi lo sia davvero così tanto, spesso le critiche genitoriali vengono introiettate divenendo poi automatiche anche quando il genitore, o altra figura di riferimento, non le effettua.

Riuscire a dire NO

E’ molto importante che iniziamo a farci valere. Se non diamo noi importanza a noi stessi, perché dovrebbero darcela gli altri?

Inoltre, siamo proprio sicuri che gli altri ci vogliono più bene se pensiamo più a loro che a noi? Non potrebbe essere invece che ci contorniamo di persone che si approfittano e stanno con noi soltanto fino a che stiamo lì a dare e invece i veri amici non li stiamo coltivando?

Un vero amico non ci frequenta soltanto perché c’è da prendere, un vero amico sa anche dare senza aspettarsi di ricevere.

Dire NO non è affatto facile, come si è visto vi sono tanti motivi per cui facciamo fatica a porre la nostra obiezione. Ricordiamoci sempre che chiedere aiuto è indice di forza e non di debolezza, solo le persone forti riescono a lavorare su di sé.

Il percorso di Empowerment

Il percorso di Empowerment è un tipo di lavoro psicologico che effettuo con le persone che hanno bisogno di migliorare la propria autostima, il senso di autoefficacia e la capacità di autodeterminarsi .

La persona viene stimolata a riappropriarsi di quelle risorse che presenti ma che non ricorda più di avere, perché è sempre attenta a criticarsi più che a valutarsi in modo positivo.

Recuperare la consapevolezza obiettiva di sé significa non ipervalutare le proprie potenzialità, ma avere un occhio obiettivo su quelli che sono i propri limiti, in modo da poterli compensare o accettare, e sulle proprie risorse in modo da poterle utilizzare appieno.

A questo punto puoi fare un breve esercizio di auto osservazione: Proviamo a capire come ci poniamo verso noi stessi e verso gli altri.

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