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Il Self-help o Auto-aiuto

Spesso si parla di guardarsi dentro, di mettersi in discussione, di volersi bene, in poche parole si focalizza l’attenzione sul lavorare su di sé a livello psicologico utilizzando l’aiuto di un professionista appositamente preparato.

Esistono, però, alcune situazioni in cui la persona può lavorare su se stessa da sola (self-help individuale) o attraverso il confronto e la condivisione del gruppo di pari (gruppi di self-help o auto-muto-aiuto).

Vediamo di che cosa si tratta e su che cosa queste due modalità differiscono fra di loro.

Il self-help individuale è da ritenersi non come un lavoro terapeutico in senso professionale, ma come un’attività di tipo psicologico che la persona attua autonomamente, attraverso l’aiuto di libri o CD, in modo mirato e continuativo per un determinato periodo di tempo.

Tale attività riguarda generalmente vari aspetti, fra cui:

  • L’approfondimento della conoscenza di sé
  • Il miglioramento dell’autostima
  • L’utilizzo di tecniche di respirazione
  • L’utilizzo di tecniche di rilassamento
  • La focalizzazione e la gestione dei propri stati emotivi.

In alcuni casi, tale approccio è utile per agevolare le persone più timorose alla consapevolezza del lavoro psicologico, comprendendo in modo più chiaro alcuni bisogni personali e quindi la necessità di confrontarsi con un percorso professionale. In altri casi, con il self-help individuale la persona viene stimolata a prendersi cura di sé e a migliorare la propria conoscenza, potenziando la propria crescita personale e il livello di autostima.

In che cosa consiste il self-help o auto-aiuto individuale?

Generalmente, si tratta di testi che contengono una serie di esercizi mirati a migliorare la percezione di benessere della persona (Quattro passi per volersi bene. Tecniche per migliorare il proprio benessere psicologico, versione cartacea  e-book  L. Pedrinelli Carrara Ed. Streetlib ) e che stimolano il soggetto a lavorare su di sé in modo programmato.

La persona si troverà quindi a valutare aspetti differenti di sé e ad approfondirli, potrà lavorare con le emozioni contattandole in modo diverso, per esempio, valutando il lato positivo della rabbia. Potrà focalizzare le proprie risorse, poiché troppo spesso ci si concentra sui propri difetti mettendo in secondo piano i punti di forza. Altri lavori possibili con il self-help riguardano la comprensione e le possibili modalità di reazione alle situazioni relazionali critiche e il modo attraverso il quale reagire al pensiero pessimista. Questi sono soltanto alcuni aspetti su cui si può lavorare auto-aiutandosi. Ricordando sempre che nessun libro potrà mai sostituire il lavoro di un professionista.

Il self-help o auto-mutuo aiuto di gruppo

Generalmente, con questa parola si fa riferimento a gruppi omogenei, cioè composti da persone che vivono lo stesso disagio e che periodicamente si incontrano in modo volontario per soddisfare i propri bisogni e per ottenere una reciproca assistenza.

Questi gruppi possono essere auto condotti o condotti da un facilitatore,c ioè uan persona che non è un terapeuta e che si occupa di gestire una corretta organizzazione degli interventi verbali (Promuovere i gruppi di self-help, M. Tognetti Bordogna).

Gli scopi di un gruppo di self-help sono quelli di aiutare ogni membro a:

  • Aumentare la capacità di resilienza.
  • Confrontarsi con altre persone che stanno vivendo lo stesso disagio.
  • Sviluppare ed accrescere l’autoefficacia e l’autostima.
  • Non sentirsi più solo nel proprio problema.
  • Comprendere modalità diverse di risoluzione dei problemi.
  • Sviluppare il senso di appartenenza al gruppo.
  • Esprimere liberamente i propri sentimenti.
  • Aumentare la propria motivazione ad effettuare cambiamenti trovando nel gruppo lo stimolo e l’ulteriore forza.

Quali sono le tipologie di gruppi di self help?

Levy (Process and activities in groups, Levy), definisce quattro modalità di gruppi di self-help in base agli obiettivi che si prefiggono:

  1. Gruppi per il controllo o  la riorganizzazione del comportamento deviante. Un esempio sono gli Alcolisti Anonimi.
  2. Gruppi di sostegno per aiutare le persone con malattia grave o invalidità a trovare un supporto emotivo e un aiuto reciproco nel valutare altre modalità per affrontare il disagio.
  3. Gruppi di azione sociale e civile che aiutano i loro membri a combattere l’emarginazione e i pregiudizi trovando nel gruppo un punto di forza e confronto oltre che una difesa dall’isolamento.
  4. Gruppi di crescita personale ed autorealizzazione nei quali, attraverso il sostegno e confronto reciproco, i membri possono migliorare il rapporto con se stessi e con gli altri.

I gruppi di auto-mutuo aiuto online

La tecnologia ha portato una ulteriore innovazione, creando anche la possibilità di partecipare ai gruppi di mutuo sostegno attraverso internet. Esistono infatti vari siti che promuovono il self-help di gruppo, generalmente  attraverso l’iscrizione gratuita ad una mailing list dove la persona può ricevere ed inviare messaggi e condividere quindi le proprie esperienze.

Il più delle volte sono piccoli gruppi aperti, cioè l’iscrizione di nuove persone è sempre possibile, e ogni membro può, se vuole, mantenere l’anonimato. Una o più persone fungono da  tutor per controllare che i contenuti siano sempre in linea con la politica del gruppo e per fornire informazioni nel caso vengano richieste. Uno degli obiettivi più diffusi per questo genere di gruppi è il sostegno al lutto.

Bibliografia
L. Pedrinelli Carrara Quattro passi per volersi bene. Tecniche per migliorare il proprio benessere psicologico 2015 Ed. Streetlib
M. Tognetti Bordogna Promuovere i gruppi di self-help  Ed. Franco Angeli, 2005
L.H. Levy “Process and activities in groups“, in M. A. Lieberman e L. D. Borman (a cura di), Self-help group for coping with crisis, San Francisco, Jossey-Bass 1979
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