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Come reagiamo al pericolo? Al posto di Schettino come avremmo reagito al comando della concordia

In questi giorni si parla molto del naufragio della Concordia e molte persone si domandano il perché del comportamento del comandante Schettino, esse cercano di trovare delle risposte basandosi sui classici stereotipi comportamentali e sulle informazioni che via via acquisiscono dai Media.

Il fatto è che, generalmente, pensiamo di conoscerci, di poter prevedere i nostri comportamenti e, in molti casi, su questa convinzione, basiamo le nostre scelte di vita, dalle più piccole alle più importanti.

Tale concezione, non l’abbiamo solo verso di noi, ma anche verso le persone che ci sono più vicine e che pensiamo di conoscere bene. Ci creiamo così delle aspettative rispetto a determinate situazioni, sia riguardo noi stessi che gli altri.

In realtà, il livello di conoscenza a cui facciamo riferimento concerne le reazioni a eventi quotidiani che nulla hanno a che vedere con situazioni di straordinaria entità. Di fatto, quando viviamo circostanze ad elevato impatto emotivo per la forte pericolosità che comportano, in molti casi, nessuno può percepire a priori il tipo di comportamento che sicuramente assumerà, anche se ha avuto una esperienza simile precedentemente.

Ma perché è così difficile conoscere prima le nostre reazioni di fronte al pericolo?

Perché le nostre reazioni si basano su una dinamica multifattoriale che prevede:

  • il nostro modo di far fronte alle difficoltà,
  • la tipologia e la gravità dell’evento,
  • le esperienze passate,  
  • determinate variabili legate all’evento stesso, come per esempio il naufragio per una persona che non sa nuotare, la mancanza inaspettata di quelle risorse importanti per far fronte al pericolo, la presenza di persone a cui siamo legati affettivamente e che può influenzarci in modo inatteso.

Quali sono in specifico le variabili legate all’evento stesso?

Gli elementi di base che creano maggior allarme e che riguardano in modo specifico l’evento sono i seguenti:

  1. Quanto l’evento sia inaspettato.
  2. Quanto l’evento possa essere giudicato pericoloso per la nostra vita e/o per quella di chi ci è vicino.
  3. Quanto percepiamo di poter o meno agire per eliminare o ridurre il pericolo.
  4. Quanto la causa dell’evento sia dovuta ad un nostro errore o a quello di un altro.
  5. Quanto l’evento possa minacciare la nostra vita futura e l’immagine sociale e personale.

Che cosa scatena in noi un evento altamente pericoloso?

Un evento inaspettato e giudicato pericoloso per noi stessi e/o per gli altri attiva diversi stati emotivi ad un livello di intensità particolarmente elevato.

Quanto più la reazione emotiva è forte tanto più l’individuo reagirà in modo più che mai imprevedibile per far fronte alla situazione di pericolo.

Quali sono le emozioni che maggiormente ci possono influenzare in una situazione di pericolo?

In base a come valutiamo importanti o prevalenti questi fattori la nostra reazione sarà più o meno dominata da specifiche emozioni.

L’emozione primaria potrebbe essere la sorpresa negativa, ci ritroviamo davanti ad una situazione tanto imprevista quanto pericolosa. La nostra reazione può comportare quindi uno stato di shock che ci rende impossibile qualsiasi tipo di reazione per un determinato periodo di tempo. Siamo presenti fisicamente, ma pur ascoltando ciò che sta avvenendo non riusciamo a elaborare cognitivamente i dati che ci arrivano. In poche parole non riusciamo a pensare, a decidere, a trattare in qualche modo le informazioni che sentiamo, non le ricordiamo neanche. Siamo spaesati, smarriti, imbambolati.

In secondo luogo, può instaurarsi un senso di rabbia verso se stessi o gli altri, cioè verso chiunque pensiamo sia la causa dell’estremo disagio che stiamo vivendo, verso chi ha causato l’errore fatale o chi non sta facendo nulla per aiutarci. Presi dalla rabbia possiamo utilizzare tutte le nostre forze in modo costruttivo, per far fronte in qualche modo al pericolo per noi stessi e o per gli altri, o distruttivo. In quest’ultimo caso, scarichiamo tutta l’ira verso qualsiasi obiettivo funga da bersaglio sia a parole che con azioni irruente.

Se riteniamo di essere noi stessi la causa dell’errore o se temiamo di non poter riuscire a reagire nel modo più opportuno, possiamo provare un’altra emozione in modo molto forte che è il dolore. Tale emozione può comportare la difesa psicologica chiamata negazione e quindi il negare che quella certa situazione stia avvenendo o sia avvenuta. Se nego il pericolo o il disastro avvenuto io non provo più colpa o dolore per quanto successo. All’opposto, provare dolore per quanto sta avvenendo può sollecitare in me la forza di reagire ed affrontare al meglio la situazione per salvare la mia vita e quella dei miei cari o di altre persone in difficoltà.

La paura e un’altra emozione molto rilevante in questi casi e che può comportare diversi stati comportamentali:

  • Il panico e la fuga. La persona è in preda alla paura e reagisce più che agisce, cioè attua una serie di azioni volte alla fuga dal pericolo imminente in base a ciò che succede attorno a sé. Per esempio se tutti fuggono la persona fugge senza accorgersi che stanno andando verso la direzione sbagliata, proprio perché non c’è una elaborazione dei fatti, ma una reazione impulsiva, non pensata.
  • Il panico e il blocco totale di sé. In questo caso, il soggetto si arresta, rimane immobile a livello psicofisico, il livello di paura è talmente intenso da fermare qualsiasi tipo di pensiero e reazione.
  • La reazione ponderata. I’individuo, presa la consapevolezza del pericolo, gestisce le proprie emozioni e valuta i vari aspetti e le possibili conseguenze dell’emergenza prendendo proprie decisioni per farvi fronte. L’emozione della paura viene così utilizzata in modo costruttivo, per comprendere la reale situazione e agire di conseguenza. In alcuni casi, la persona vive poi in un secondo tempo il risvolto emotivo di elevato disagio.

Prendendo come spunto di riflessione il naufragio della nave Concordia e il comportamento del comandante Schettino, si è voluto approfondire il tema di come reagiamo di fronte ad un evento che mette a rischio la nostra vita.

Da quanto espresso si comprende come emozioni quali la rabbia, la paura e il dolore dominano queste situazioni, ma allo stesso tempo in base al modo col quale tali emozioni vengono vissute, cioè costruttivo, passivo o distruttivo, possono essere utilizzate per salvare noi stessi e gli altri dal pericolo.

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