Contatta la Dott.ssa Pedrinelli Carrara 347.9471337

Il caso Schwazer e il doping per le Olimpiadi: l’autoboicottaggio psicologico

In questi giorni, una fra le maggiori notizie diffuse in televisione, internet e stampa riguarda il caso di doping del nostro atleta azzurro iscritto alle olimpiadi di Londra.

Alex Schwazer è stato trovato positivo all’eritropoietina (Epo) e quindi la sua presenza ai giochi olimpici londinesi è stata ovviamente annullata, con tutte le ripercussioni del caso sulla sua carriera sportiva.

Perché un atleta arriva a doparsi?

Perché si cerca la via più breve, soprattutto quando si sa che molto probabilmente si verrà scoperti, mettendo così in discussione tutta la propria carriera e credibilità?

E’ difficile poter rispondere in modo specifico e approfondito ad una domanda tanto diffusa, dato che l’uso del doping non è certo una peculiarità appartenente solo al nostro atleta.

Le motivazioni sono diverse quante sono le persone: c’è chi mira alla sicurezza di vincere  quando sente il timore di non riuscire più a farlo. Chi è legato a contratti pubblicitari molto proficui e, per mantenere una certa notorietà, cerca di ottenere sempre prestazioni sportive importanti. Chi si trova davanti a consigli poco professionali e non ha abbastanza coraggio o maturità per capire che quella non è la giusta strada. Chi si illude di darsi solo un piccolo aiuto per poi andare avanti con le proprie forze e tante altri motivi ancora.

Schwazer ci ha appena comunicato il suo motivo, la difficoltà a mantenere standard di prestazione elevati unita all’incapacità di prendere in mano la propria vita per rifiutare di continuare a svolgere una vita sportiva professionale che da alcuni anni non sentiva più appartenergli. In questo caso, la ricerca della sostanza dopante potrebbe essere stata una specie di autogol, un modo per rompere drasticamente con lo sport per forza maggiore, in modo indiretto.

Non penso sia il caso di mettersi a giudicare il nostro atleta, poiché nessuno di noi sa veramente come si sarebbe comportato al suo posto, come dire, parlare è sempre molto facile, ma spesso quando lo facciamo rimaniamo nei nostri panni, con quello che è il nostro carattere, vita e livello di maturità. Presumibilmente, Alex era entrato da tempo in una sorta di spirale psicologica negativa dovuta al fatto che non riusciva più a mantenere le aspettative ormai elevate costruite su di lui.

Le pressioni che sentiva, unite alla non volontà di proseguire la carriera e alla difficoltà a svincolarsi dalla “macchina sportiva” ormai innescata e vissuta come imposta e  distonica da quelli che erano divenuti i suoi interessi, sono probabilmente divenute sempre più prorompenti. L’allenamento, la gara, la vittoria, la medaglia divengono così accessori scomodi e non più mete importanti; al loro posto emerge il desiderio di una vita normale, classica, che acquista così sempre più valore positivo, negativizzando l’altra.

Può succedere che quando ci sentiamo chiusi in trappola, in una situazione che viviamo come fortemente negativa, noi attuiamo comportamenti psicologici, consci o inconsci, di autoboicottaggio. In pratica, effettuiamo delle azioni che ci danneggiano, ma che ci tolgono dall’esperienza vissuta come subita e nella quale ci sentiamo impotenti, anche se in realtà spesso potremo fare molto per risolvere la situazione.

Un esempio sono i classici telefonini ricchi di messaggini dell’amante che il coniuge lascia casualmente in vista e che portano allo smascheramento della relazione amorosa. In molti casi l’amante ce la facciamo perché non ci sentiamo più tanto considerati dal partner e così arriva il momento che inconsciamente vogliamo farci scoprire, per far si che il partner deicida per noi, ci lasci oppure si ingelosisca e si accorga che abbiamo bisogno di più attenzioni.

Allo stesso modo potrebbe essere successo a Schwazer, non riuscendo a prendere in mano la propria vita con una decisione difficile e scomoda, che significava andare contro molte persone che credevano in lui, per lui si sacrificavano e che desideravano il continuo della sua carriera, egli abbia scelto una via più indiretta ma risolutiva, che gli permettesse o di rispondere alle grosse aspettative che non si sentiva più in grado di mantenere in modo proficuo oppure, facendosi smascherare, di ottenere la fine della propria attività atletica in modo coercitivo.

Come anticipato, queste sono solo ipotesi, la cosa importante è che invece di puntare il dito su un atleta che ha comunque ci ha dato molto, possiamo cercare di capire che gli errori ci servono per capire, per poter a maggior ragione informare i giovani sportivi di come la scelta più facile e illegale possa rovinare una carriera invece che aiutarla e anche di come a volte possiamo, nel nostro piccolo, boicottarci. Prendiamo quindi questo grave errore come un insegnamento a evitare le vie illegali e a darci più tempo per capire cosa davvero vogliamo ed ascoltarci, probabilmente Alex Schwazer questo ora lo ha compreso.

Se credi che questo articolo possa essere utile e vuoi contribuire alla sua diffusione, condividilo attraverso uno dei canali social presenti qui sotto!
Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
393 utenti hanno letto questo articolo

Lascia un commento

Presente su:

Idea Psicologo
Ordine degli Psicologi delle Marche

Contatti:

Senigallia (AN): Via Marche, 71
+(39) 347.9471337
scrivi una mail
P.IVA 02240300422
C.F. PDRLRA66P57I608R

Seguimi sui social:

Facebookgoogle_pluslinkedinyoutube