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L’esperienza artistica del ponte di Christo sul lago d’Iseo: i risvolti psicologici

Si è concluso da pochissimi giorni l’accesso all’opera The Floating Pears dell’artista bulgaro Christo

L’opera temporanea era composta da materiale galleggiante che posizionato in alcuni punti del lago formava un ponte a pelo d’acqua che collegava il paese di Sulzano con Monte Isola e l’isoletta di S. Paolo e si diramava per 3,5 km.

Quando la notizia di questa opera è stata pubblicizzata ha riscosso un riscontro talmente elevato quanto inaspettato. Nei 16 giorni, (dal 18 giugno al 3 luglio 2016) in cui il progetto artistico è rimasto esposto sul lago è stato visitato da oltre un milione e mezzo di visitatori.

Chi ha visitato l’opera di Christo?

Famiglie con bambini di tutte le età, alcuni ancora in carrozzina, giovani, adulti e anziani, persone abili e con disabilità, gente di varie parti d’Italia e del mondo. Non mancavano neanche gli amici a quattro zampe.

Ma perché si è mossa così tanta gente?

Domanda lecita se si pensa che per iniziare la camminata sulla struttura artistica la gente ha atteso anche due ore in massa, sotto un caldo infernale con i vigili del fuoco che aprivano le pompe per rinfrescare con i getti d’acqua le persone. In molti casi quelle stesse persone avevano già atteso un’ora per l’accesso alla navetta che portava dai parcheggi più distanti a Sulzano.

I 6 motivi principali che hanno mosso un milione e mezzo di persone

A sollecitare le persone ad andare a visitare l’opera sono state probabilmente diverse motivazioni, che possono essere una sola, alcune o tutte quelle della lista di seguito esposta o probabilmente altre ancora.

Di seguito le principali motivazioni che hanno condotto un milione e mezzo di persone a visitare l’opera:

  1. La scadenza : l’evento aveva un tempo circoscritto e una volta terminato non sarebbe stato più possibile fruirne. L’idea di non poter più ammirare qualcosa può rivelarsi una molla motivazionale importante per muoversi e andare a visitarla.
  2. L’unicità : non sembra ci siano altre opere simili al momento in Italia e in Europa. Lo stesso artista disse che l’opera andava vissuta appieno proprio perché sarebbe stata l’unica volta che si sarebbe potuto camminare sull’acqua.
  3. L’esserci : il fatto di poter dire “Io c’ero, io l’ho visto direttamente “. Quando si assiste ad un evento così importante la motivazione ad andarci può essere anche data dal poter dire di averlo osservato di persona, di esserci stati. In questo modo è un po’ come divenire parte di quel grandioso progetto.
  4. La novità: la ricerca di una esperienza nuova e particolare, come il passeggiare sopra un lago, è sicuramente una circostanza curiosa e interessante per molte persone, dato che di solito sopra il lago si passa con la barca e non a piedi. I pontili poi sono generalmente ben staccati dall’acqua e non rasenti.
  5. La ricerca di sensazioni particolari: molte persone hanno voluto provare la sensazione di “camminare sull’acqua ” e in effetti il riscontro emotivo è stato per tantissime persone intenso. La struttura galleggiante seguiva i movimenti dell’acqua, che si percepivano mentre si camminava, dando maggiormente la sensazione di passeggiare sul lago.
  6. La possibilità di vivere un’opera artistica: solitamente siamo abituati ad osservare le opere e non a sperimentarle, questo infrequente approccio verso l’arte ha incuriosito e aumentato l’interesse.

Quali sono stati i risvolti psicologici?

A parte l’esperienza a volte snervante e spossante delle lunghe code per prendere la navetta, il treno o per camminare sulla passerella artistica di Christo, una volta arrivati sull’opera le ripercussioni psicologiche sono state per molti essenzialmente positive.

Passeggiando sul The Floating Pears si potevano osservare persone che si rilassavano al sole, che si divertivano improvvisando balli di coppia, gruppi che cantavano, individui che prendevano il sole, fermavano quel momento scattando numerose fotografie e camminavano a piedi nudi per cogliere al massimo le sensazioni.

Il camminare così vicino all’acqua cheta del lago con il colore vivace della stoffa  giallo arancio che copriva il ponte, come il sole che vi si rifletteva, aveva sulle persone un effetto benefico, rilassante e comportante maggior serenità.

I visitatori si sentivano parte della natura e il grande numero di persone non era una folla, ma un unico grande gruppo che si muoveva tranquillamente con gaudio.

Si ritrovava il piacere di stare insieme senza sentirsi incalzati o oppressi, visti anche i grandi spazi che si sviluppavano per la grandezza dell’opera.

Si fermava il tempo e si dava spazio al bello di viversi tutto il momento e il paesaggio, nell’insieme si produceva un importante effetto anti-stress.

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