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Dal film “Stanno tutti bene”: L’influenza delle aspettative nelle dinamiche relazionali

Il film “Stanno tutti bene” , nella versione di K. Jones, racconta la storia di Frank, pensionato e vedovo,  che compie un viaggio itinerante per riappropriarsi degli affetti famigliari. Viaggio che lo porterà a rivalutare il proprio modo di percepire i figli e le aspettative maturate su di loro, fino a ritrovare una nuova serenità ed una famiglia maggiormente unita e felice

Il protagonista, infatti, dopo alcuni mesi dalla morte della moglie e dopo che i figli gli hanno annullato la loro venuta nel giorno del Ringraziamento, decide di andare lui da loro, nonostante abitassero in città diverse e il suo stato di salute non glielo permettesse.

Con loro non aveva mai avuto un rapporto aperto e diretto, ma sempre mediato dalla madre a cui si rivolgevano in modo esclusivo sia nel bene che nel male. Di fatto, il padre esigeva molto dai figli che inquadrava ancora come bambini, mentre l’aspetto relazionale era monopolio della moglie e più che mai, ora che non c’era più, i figli si allontanavano sempre più, divenendo per lui come isole a se stanti.

Frank decide così di provare a recuperare quelle relazioni e, conscio del fatto che la mediazione della moglie gli poteva aver ovattato alcune problematiche, evita di anticipare la sua venuta recandosi da ogni figlio a sorpresa.

Ciò che scoprirà sarà per lui devastante, pur avvertendosi fra loro i figli non riescono a nascondere a l’occhio attento e sensibile del padre situazioni di vita opposte a quanto gli avevano fatto credere. David è scomparso, Amy ha fallito il suo matrimonio, Rosie è una ragazza madre e oltre al figlio ha nascosto a Frank anche la sua omosessualità, Robert  non è affatto un direttore di orchestra, ma un percussionista e non ha ancora una vita sentimentale stabile.

Il dolore per aver scoperto che non stanno tutti bene come la moglie gli diceva sempre è così tanto che al protagonista, già malato di cuore, prende un infarto. Durante il ritorno a casa in aereo, Frank realizza la reale situazione famigliare e il dolore che prova acutizzato dalla paura del volo diviene devastante. Sarà salvato dal tempestivo intervento della hostess e in ospedale i figli si apriranno finalmente col padre comunicandogli la tossicodipendenza di David e la notizia della sua morte avvenuta in Messico proprio in quei giorni.

La storia ha un risvolto  inaspettato quanto interessante, Frank invita a casa per Natale i suoi figli, ma questa volta con la comprensione che ciò che non andava bene erano proprio le sue aspettative maturate e proiettate su di loro negli anni.

Dal momento in cui accetta i suoi figli per come sono ed è felice per loro può davvero dire, dandogli il giusto senso, che “stanno tutti bene”.

La storia di questo film, remake di una pellicola di Tornatore, ci insegna che a volte tendiamo ad esigere troppo da noi stessi e/o da chi ci sta vicino.

Spesso ci basiamo su degli stereotipi o convinzioni del tipo: “È felice se trova un/una partner stabile e mette su famiglia” o “Siccome gli piace la musica e vuole suonare in un’orchestra diventerà un direttore”.

Capita che il grande affetto per chi abbiamo accanto a noi ci porti a produrre determinate aspettative, piccole o grandi che siano. E queste possono tradursi in macigni per chi le riceve e sente di non riuscire a soddisfarle o teme di deludere altrimenti.

Anche su noi stessi la situazione non è diversa, rischiamo di ingabbiarci nelle nostre stesse esigenze non trovando più il piacere di ciò che abbiamo scelto di fare. Sarebbe bene pensare che per vivere sereni non serve essere perfetti o ai massimi livelli o avere determinate cose. Basta anche essere o avere meno, l’importante è vivere bene ciò che abbiamo più che focalizzarci e soffrire per quello che ci manca. In questo modo, molto probabilmente, avremo più possibilità di vivere in armonia con noi stessi e con i nostri cari.

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